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domenica 30 agosto 2015

Il costo discutibile delle guide CEI


Il costo discutibile delle guide CEI

Ho considerato la guida  CEI 121-5 ( 2015-07 ), Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi, ediz. CEI, 166 pagine, di recentissima pubblicazione, il cui costo è di 96,00 euro e in particolare la sua pag. 110. Il contenuto di tale pagina è di circa ( 30 righe  x 96 caratteri/riga ) 2880 caratteri.  Risulta per la guida CEI un costo per facciata pari a 0,578 euro.

Ho considerato il testo Quadri Bassa Tensione, ediz. TNE, 324 pagine, di meno recente pubblicazione ( 2014 ), il cui costo è di 37,50 euro e in particolare la sua pag. 264. Il contenuto di tale pagina è di circa  ( 31 righe  x 88 caratteri/riga ) 2728 caratteri. .  Risulta per il testo TNE un costo per facciata pari a 0,116 euro.

Le due facciate mi sono sembrate di massima tra loro confrontabili. Si potrà comunque ripetere il confronto per altre pagine.

Non sono entrato nel merito della sostanza e qualità dei contenuti delle pagine confrontate. Tale importante confronto potrà essere oggetto di future significative considerazioni.

Non si può non notare che il costo del documento edito dal CEI ha un costo circa cinque volte superiore a quello del testo edito da TNE.

Al di là di un confronto di merito sui contenuti, che posso anticipare, a mio parere, nettamente a favore del testo TNE, ritengo che la situazione descritta sia intollerabile e meriti una tempestiva riflessione/approfondimento e un aperto pubblico dibattito/discussione.
Prego i colleghi di verificare i calcoli effettuati e di estenderli ad altre pagine e ad altre guide e resto in attesa di commenti.
 

venerdì 6 marzo 2015

Progetto CEI C. 1133 di Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi.


 
Osservazione al punto C. 8, ( pa. 88 ),  Verifica delle sovratemperature con il metodo delle potenze dissipate

A pag. 88 della Guida si ripete quel che dice la norma a proposito di una delle condizioni per l’applicabilità del sopra richiamato metodo di verifica e precisamente quanto segue:   …. e si basa sulla ipotesi che la potenza dissipata sia uniforme all’interno dell’involucro.”  Ciò è quanto si legge nella Guida ufficiale. 

Nel testo “Quadri di BT, edizioni TNE, autori V. Carrescia e V. Scarioni, a proposito della stessa ipotesi si legge invece : “La potenza dissipata all’interno dell’involucro è ripartita uniformemente. Questa condizione posta dalla norma è alquanto vaga. Una interpretazione realistica può essere la seguente: gli apparecchi, compatibilmente con le dimensioni e le distanze di rispetto proprie di ciascuno di essi, sono collocati in modo da interessare la superficie frontale del quadro, trascurando nella valutazione la zona fino a 0,2 m di altezza alla base del quadro e quella oltre 2 m dal suolo.”

Dal giorno alla notte tra il contenuto della Guida e quello del libro edito da TNE.  E' da notare che le singole pagine della Guida hanno un costo, ad un confronto grossolano, quasi 5 volte superiore a quello del libro. Nella Guida si ripete solo il puro contenuto della norma, e nulla di più, e non si affrontano i problemi ( non certo una gran guida ! ). Il libro ne ripete il contenuto e riconoscendone i limiti, li evidenzia e si sforza almeno di offrire nel caso specifico una interpretazione della vaga indicazione contenuta nella norma.
Concludo affermando che nel rapporto benefici/costi il testo TNE vale 50 volte la Guida del CEI.
Ciò non è accettabile.

lunedì 13 ottobre 2014

Guida CEI 11-35, esecuzione cabine elettriche MT/BT, UN ERRORE ?



Abbiamo ravvisato un possibile errore nella Guida CEI 11-35 sulla esecuzione delle cabine elettriche MT/BT. Si trovano le relative osservazione al seguente indirizzo:

http://giancarlotedeschi.blogspot.no/2014/10/nuovo-testo-guida-cei-11-35-esecuzione.html.
Inoltre ci si chiede, se quanto ravvisato corrisponde al vero:  qualcuno controlla i testi delle norme prima di pubblicarli ??? Ce lo aspetteremmo vista l'autorevolezza di cui godono !!

mercoledì 13 febbraio 2013

Art. 2236 codice civile e norme CEI

Può applicarsi l'art. 2236 del codice civile nel caso che il progettista e l'installatore siano chiamati a rispondere della  situazione sotto descritta ?
1) gli interruttori automatici posti a protezione dei circuiti a valle di importanti trasformatori MT/BT sono abilitati a interrompere correnti corto circuito il cui cosfi sia superiore o uguale a 0,2;
2) gli importanti trasformatori, di cui sopra, presentano un cosfi sensibilmente più basso a 0,2;
3) l'impianto a monte dei trasformatori e i collegamenti in cavo a valle al Power Center se prossimo ai trasformatori non sono in grado di modificare favorevolmenmte il cosfi;
4) gli interruttori e i quadri elettrici sono in tal caso usati impropriamente e il loro utilizzo non risponde alla regola d'arte vigente in materia di sicurezza e può essere contestato.
Si ricorda che:
a) le norme tecniche non affrontano il problema; i normatori, a nostro avviso, a conoscenza del problema non si sono curati e non si curano di dare risposte ai progettisti e agli installatori;
b) i costruttori, spesso contemporaneamente di trasformatori e di interruttori automatici, rispondono che più che seguire le norme pertinenti non possono fare.

E' chiaro che il costruttore degli interruttori non si assume nessuna responsabilità sull'uso degli interruttori dallo stesso costruiti in impianti il cui cosfi risulti inferiore a 0,2 ( la maggioranza dei casi per trasformatori importanti, da 1000 kVA in su ).
In una simile situazione il progettista può essere accusato nella  forma e nella sostanza, come detto, di aver realizzato un impianto che non risponde alla regola d'arte.
Può in tal caso il progettista o l'installatore avvalersi a proprio difesa dell'art. 2236 del codice civile ?
Tale articolo recita : "ATTENUAZIONE DELLA RESPONSABILITA' PER SOLUZIONE DI PROBLEMI TECNICI DI PARTICOLARE DIFFICOLTA'   Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o colpa grave."
Può in tal caso il progettista o l'installatore soccombente rivalersi nei confronti del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, o dei costruttori di apparecchi e componenti, se cone si può supporre questi sono al corrente del problema e nulla fanno per risolverlo.

venerdì 8 giugno 2012

Terremoti, fulmini, sicurezza e valutazione del rischio

E' evidente che le mappe che indicano il grado di sismicità dei luoghi in Italia devono essere aggiornate.
E' di gran moda oggi nelle aziende la valutazione del rischio dovuto alle fulminazioni dirette e indirette.
Mi riferisco principalmente al rischio per la salute e la vita delle persone.
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza dei fulmini a terra in Italia da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla  frequenza dei fulmini a terra in Italia molto aggiornati e ben più affiodabili.
Da tecnico ritengo che dovrebbero essere diffusi i nuovi dati anche solo per garantire una maggior sicurezza per la salute e la vita delle persone, visto che la norma tecnica da applicare consente di determinare le cautele da adottare per ridurre il conseguente rischio a valori accettabili.
D'altro canto i nuovi dati se da riferire a frequenze dei fulmini a terra inferiori consentirebbero ai nostri imprenditori e in genere ai cittadini di risparmiare investimenti in tempi di grave crisi.
Come mai dati così importanti non sono messi a disposizione della comunità ?
E' evidente che non è così che si raggiunge l'obiettivo di una maggior sicurezza. Le risorse, già modestissime, dovrebbero trovare impiego dove i rischi sono più elevati.
Chiedo ragione a chi dovere della situazione che ho descritto.
Chiedo conforto ai colleghi.

martedì 10 gennaio 2012

Impianti fotovoltaici. Guida CEI 82-25. Più danni che vantaggi ?




Nella Guida CEI 82-25, il contenuto del terzo capoverso del paragrafo 9.1.2, dal titolo “Protezione contro i contatti indiretti” a pag. 56 della edizione 09-2010, è in netta contraddizione con il primo capoverso successivo alla tabella che compare a pagina successiva. Sembrerebbe che si voglia nel primo caso raccomandare di mettere a terra le cornici dei moduli di classe II anche per il tramite della loro struttura metallica di supporto, contrariamente a quanto prevede la norma CEI 64-8, mentre nel secondo caso si ribadisce il dovere di non collegarle a terra, a meno che ciò sia previsto dalle prescrizioni di costruzione del relativo componente elettrico. Una evidente contraddizione ?
Commento al terzo capoverso del paragrafo 9.1.2
Ad essere rigorosi sia nella prima parte che nella seconda si affermano cose che non approviamo.
Nella prima parte, cioè nel terzo capoverso, a ben leggere quanto scritto, ci si accorge che non si cita proprio l’azione di mettere a terra la struttura, si richiede solo l’equipotenzializzazione tra cornici dei moduli e struttura. Un tale comportamento, che si dimentica della messa a terra, in quanto gravemente non prescritto dal testo dellaguida, risulta molto pericoloso per le persone, visto che, in caso di guasto, estende il potenziale pericoloso a tutta la struttura di supporto, che risulta cento volte più “a portata di mano” del singolo modulo, il cui isolamento dovesse cedere.
Commento al primo capoverso del paragrafo 9.1.2 successivo alla tabella che compare a pagina 57.
Ecco il testo:”Si ricorda che le parti conduttrici accessibili di un circuito a doppio isolamento non devono essere collegate a terra, a meno che ciò sia previsto dalle prescrizioni di costruzione del relativo componente elettrico”. A parte l’obbligatorietà del contenuto, non si può non notare come il soggetto della frase più importante siano le parti conduttrici accessibili di un circuito a doppio isolamento e le prescrizioni si riferiscano invece ad un suo componente elettrico. Avvertiamo scarsa chiarezza: infatti si confondono le condutture in classe II con gli apparecchi elettrici.
A valle di tutto ci chiediamo ancora quanto sia accettabile il divieto imposto dalla norma di mettere a terra l’involucro metallico posto a protezione di un eventuale cavo a doppio isolamento.
Infine se la necessità di contenere il rischio dovuto alle sovratensioni richiedesse la messa a terra delle estremità dell’involucro metallico del cavo, come ci si deve comportare nei confronti del divieto normativo appena enunciato ?
Tutto a nostro avviso si rimanda al progettista, che deve gioco forza fare delle scelte e dare delle risposte.
Le guide riportano troppo spesso solo le cose più facili e ovvie, che fanno lievitare i costi e il tempo che il progettista deve dedicare alla loro lettura. Sugli argomenti delicati, e non solo su questi purtroppo, esse creano in più occasioni confusione senza aiutare concretamente il progettista, che viene abbandonato a se stesso e  che rimane solo nell’affrontare le sue responsabilità.
Un ruolo quello del progettista molto delicato e difficile, che non viene ordinariamente in giusta misura riconosciuto.




domenica 4 dicembre 2011

La norma CEI 64-8 e il dimensionamento dei condotti sbarra

E’ stato pubblicato il Progetto C. 1083 di variante alla parte 4 della norma CEI 64-8 con data di scadenza 12-01-2012.
La variante prevede l’inserzione di un nuovo articolo: il 434.3.3, che tratta dei condotti sbarra. In detto articolo si da finalmente atto che la verifica della tenuta meccanica delle apparecchiature e componenti agli sforzi elettrodinamici dovuti alla corrente di cresta in caso di corto circuito va sempre effettuata.
Ecco il testo del nuovo articolo proposto, che probabilmente andrà finalmente ad arricchire la norma CEI 64-8.
"434.3.3 Per i sistemi di condotti sbarre conformi alla Norma EN 60439-2 e per i sistemi di alimentazione a binario elettrificato conforme alla serie EN 61534, deve essere applicata una delle seguenti prescrizioni:
La corrente di breve durata ammissibile nominale ( Icw ) e la corrente nominale di tenuta al picco del sistema di condotti sbarre o di binario elettrificato non devono essere inferiori ai valori di corrente di corto circuito presunta e di picco della corrente di corto circuito presunta, rispettivamente. Il tempo massimo per cui si definisce l’Icw ( per i sistemi di condotto sbarre o di binario elettrificato ) non deve essere inferiore al massimo tempo di intervento del dispositivo di protezione.
La corrente condizionale di corto circuito del sistema di condotto sbarre o di binario elettrificato associato con uno specifico dispositivo non deve essere inferiore alla corrente di corto circuito presunta.”
Ci son voluti ben 12 anni affinchè una segnalazione importante, anche se in qualche misura indiretta, (www.angelfire.com/al/CommissioneElettrica/letaeicei.html ) a favore di una più certa realizzazione, a costo zero, di impianti sicuri, fosse recepita dagli esperti del Comitato Elettrotecnico Italiano. Ciò forse è dovuto al fatto che, anche se si tratta di una precisazione, che indiscutibilmente si pone a favore della sicurezza degli operatori e delle cose ( vedasi ad esempio in questo stesso blog il post del 23 novembre u.s. ), a ben guardare va contro gli interessi immediati dei costruttori ( leggasi costi di modifica delle sale prove !! ), che sono ben presenti nei comitati.
Questo dovrebbe far riflettere però sulla efficacia del CEI nella troppo sbandierata tutela degli interessi dei cittadini. Ritengo che si possa e si debba far qualcosa per migluiorare la situazione.
Comunque rileviamo un segno positivo. Un grazie si deve a chi si è prodigato per l'inserimento del nuovo articolo nel testo della norma CEI 64-8. Esso suonerà certo come campanello d'allarme in tutta generalità.
Non abbiamo letto ancora il testo di tutte le novità introdotte con la nuova variante. Tale testo purtroppo e inspiegabilmente!, se si pensa all'obbiettivo che con la sua pubblicazione ci si pone, può essere letto solo a video.
Confidiamo che il problema della sussistenza di obsolete correlazioni presenti ancor oggi nelle norme tecniche tra livelli di corrente di corto circuito e corrispondenti cosfi sia recepito e segnalato anche a proposito di un corretto dimensionamento dei quadri elettrici e degli interruttori, automatici e non, che li equipaggiano.
A dirla in maniera soft mi permetto di affermare che favorire la sicurezza a costo zero ( segnalazione del problema !! ) sia legalmente un atto immediatamente dovuto per un ente preposto a garantirla. Il fatto che costi significativi si debbano affrontare per migliorare la situazione non giustificherebbe una pesante assenza del CEI nel segnalare la possibile diffusa presenza di realizzazioni pericolose. L'inserzione nel testo della norma CEI 64-8 di articoli simili a quello introdotto per i condotti sbarra inducono i tecnici a ben considerare un rischio, per la mia esperienza, sconosciuto alla gran parte degli installatori.


giovedì 29 settembre 2011

Cabine MT/BT - CEI 11-35 -Luoghi MARCI ??

Scorrendo la "Guida all'esecuzione delle cabine elettriche d'utente" ( prima edizione ), CEI 11-35,  nel capitolo 2 "Protezione contro l'incendio" si legge : " Le cabine elettriche non sono da considerarsi in genere " Ambienti a maggior rischio in caso di incendi" oggetto della sez. 751 della norma CEI 64-8."
Questo è confortante!
E' vero anche che il valore di una guida è scarso. In effetti applicando le regole generali il luogo si dovrebbe considerare MARCIO. Poichè prevale la norma, in caso di incidenti potrebbe non bastare in giudizio presentarsi con la giustificazione di aver seguito una guida e non la norma.
Certamente gli esperti, che hanno stilato la guida, si sono accorti che la norma non può essere applicata e hanno esplicitato il disagio arrogandosi l'autorità di bandire le cabine elettriche dall'insieme dei luoghi MARCI. Meglio se lo avesse fatto la norma. Così si crea solo confusione. La gerarchia su questioni importanti deve essere rispettata.
Resta il fatto che il luogo ha spesso tutte le caratteristiche per essere un luogo MARCIO. Almeno se si usano i criteri suggeriti dalla norma per la tipologia del terzo tipo c.Vale anche l'osservazione che molte realtà industriali sono tali che la norma sui luoghi MARCI non risulta completamente applicabile, pena costi di impianto e di esercizio molto pesanti ( ad es. gestione di forni industriali per la produzione di conduttori smaltati ). Questo aspetto pertanto dovrebbe essere approfondito e migliorato dalle norme tecniche.
Si è riproposta la situazione incresciosa che si è presentata molti anni or sono quando le cabine di trasformazione MT/BT erano state incluse tra le attività pericolse presenti nelle appendici della norma 64-2 relativa agli impianti con pericolo di esplosione. Tale appendice risultava anche allora, a mio giudizio naturalmente, inapplicabile e dopo qualche anno, procurando nel frattempo non pochi guai tra i progettisti e gestori delle cabine, è stata guarda caso ritirata.

lunedì 30 maggio 2011

Le norme CEI, la trasparenza e la partecipazione. Possiamo migliorare !

Scorrendo un articolo della rivista AEIT ( 2006 ) sui riferimenti normativi ( CS, Consensus Standard ) presenti negli Stati Uniti in materia di protezione dall'arco elettrico, ho letto quanto segue: " .... La scrittura dei CS è affidata a gruppi di lavoro d'eccellenza di specialisti volontari ( spesso di ambiente accademico ), e i pricipi che ne caratterizzano il processo di approvazione sono la possibilità di partecipare allo sviluppo per tutti i portatori di interesse che in qualche modo sono coinvolti dall'applicazione dello standard stesso, la trasparenza nello sviluppo ( tutte le fasi di elaborazione sono pubbliche e sono disponibili a tutti le memorie dei lavori dei comitati tecnici), il consenso ( l'approvazione, seppur non unanime, deve avvenire con una larghissima maggioranza ) e infine un processo scritto di revisione volto ad evidenziarne eventuali debolezze."
A mio parere quanto sembra avvenire negli Stati Uniti è molto diverso da quanto avviene in Italia. Certamente vige in America un iter molto più formativo per tutti quei tecnici che amassero approfondire i fondamenti dell'ottenimento senza sprechi della sicurezza.
Perchè non si può promuovere anche in Italia qualcosa di simile ??

giovedì 19 maggio 2011

Buco nella norma CEI 64-8 ?


La scelta degli interruttori automatici. Un buco nella norma CEI 64-8.
Prosegue la mia battaglia a favore di una maggior sicurezza degli impianti elettrici e a favore della professionalità e competenza dei colleghi progettisti liberi professionisti e dipendenti degli uffici tecnici delle imprese installatrici.
Per ragioni di lavoro ho riesumato un catalogo tecnico dell’interruttore NOVOMAX della Sace. Il catalogo risale al 1985. Allego copia della facciata, che ne descrive le caratteristiche tecniche elettriche. Vi prego di osservare come in corrispondenza del potere di interruzione simmetrico nominale si indica esplicitamente che esso è da riferire a un cosfi pari a 0,2 o superiore. Anzi per il tipo G2 una nota, precisamente la nota (2), avverte che esso è da riferire a un cosfi pari a 0,25 o superiore in caso il sistema elettrico presenti una tensione nominale superiore.
Tali precisazioni ci lasciano molto impauriti per le responsabilità che ci assumiamo ogni qualvolta prevediamo simili, ma attuali interruttori ( le norme CEI di riferimento non pare abbiano modificato il cosfi di riferimento ! ), immediatamente a valle di un trasformatore, ad esempio, da 1250 kVA. Si pensi che con trasformatori a basse perdite e a freddo i cosfi delle corrispondenti correnti di corto circuito possono scendere a 0,15.
Ci si chiede come è spiegabile che i normatori pur sapendo da 15 anni della sussistenza del problema, che sto richiamando, non abbiano pensato di dover sollevare da gravi responsabilità i progettisti e gli installatori, che, anche senza riferirci a gravi danni a persone e a cose, non avrebbero scampo da possibili “incontestabili” contestazioni. Se i costruttori stessi ci fanno notare che per certi interruttori il cosfi di riferimento non è quello richiesto dalla norma ( 0,20 ), ma addirittura un cosfi ad esso superiore ( 0,25 ), a quale titolo il progettista dovrebbe permettersi di prevedere l’utilizzo di un interruttore su correnti di corto con cosfi pari a 0,15, che pur si possono/devono ipotizzare.
Aspettiamo che i normatori e/o i costruttori battano un colpo.

mercoledì 6 aprile 2011

Impianti fotovoltaici - Norma CEI 82-25 – DM 37/08

Impianti fotovoltaici - Norma CEI 82-25 – DM 37/08
In un buon numero di situazioni non si applica il DM 37/2008 agli impianti fotovoltaici.
La norma CEI 82-25, 2010-09 all’art. 12.1 chiede che un tecnico, ove occorra abilitato, emetta la dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08. Il documento con gli altri otto dovrà essere disponibile presso l’impianto fotovoltaico e custodito dal committente.
E se all’impianto non si applica il DM 37/08, si è esonerati dall’obbligo di presentare/raccoglire una dichiarazione di rispondenza dell’impianto realizzato alla regola d’arte ?

giovedì 24 marzo 2011

IL POTERE DI INTERRUZIONE E IL COSFI. Norma Cei En 60947-2, CEI 64-8

Sul problema nel passato e anche di recente da noi sollevato relativamente all'utilizzo insicuro degli interruttori automatici quando soggetti a correnti di corto circuito con cosfi inferiori a quelli di targa, come di regola avviene a valle dei trasformatori di media e alta potenza nelle cabine di trasformazione, abbiamo ricevuto una cortese risposta dal Comitato Elettrotecnico Italiano.
Vi proponiamo pari pari il testo della parte principale della risposta:

"...........; per la risposta sono stati interpellati esperti del Comitato Tecnico per le norme degli impianti elettrici utilizzatori, nonché esperti appartenenti ad aziende costruttrici di interruttori. Per avere un quadro completo il più completo possibile della situazione è stata consultata anche la Norma CEI EN 50160 “Caratteristiche della tensione fornita dalle reti pubbliche di distribuzione dell’energia elettrica”, pensando che in questa norma fossero indicati elementi utili per una risposta. Purtroppo da questo punto di vista non è emerso nulla di significativo.
Dopo questa doverosa premessa la informiamo che non è possibile affermare la rispondenza o meno alla regola dell’arte di un impianto elettrico che risponde alle caratteristiche indicate nel suo quesito, tuttavia, per valori di cosfì inferiori a 0,2 (per esempio 0,15) è necessario interpellare il costruttore del dispositivo di protezione utilizzato. La Norma CEI EN 60947-2 tiene conto come dato di riferimento del cosfì, il valore di 0,2. ................... ".


Credo che molte siano le riflessioni che possiamo trarre dalla risposta, che abbiamo ricevuto dagli esperti del CEI, che al di là dei contenuti ben poco tranquillizzati, ci sentiamo in dovere di ringraziare.
Certamente ci sarà in un prossimo futuro ragione di risentirci per gli opportuni/doverosi approfondimenti.
Aspettiamo contributi.

mercoledì 9 marzo 2011

Norma CEI 64-8, scelta del potere di interruzione

Sulla questione della scelta del potere di interruzione degli interruttori automatici in relazione al fattore di potenza del circuito abbiamo rivolto una precisa domanda al Comitato Elettrotecnico Italiano e siamo in attesa da mesi ormai di una risposta chiarificatrice.
Ricordiamo che il prof. Vito Carrescia nel suo testo Elettrquesiti 2, afferma : “ …. Nella scelta del dispositivo di protezione contro corto circuito si può pertanto prescindere dal fattore di potenza, a meno che non si abbiano validi motivi per ritenere che il fattore di potenza nel caso specifico sia inferiore a quello assunto nelle norme. ……”.
Ora la constatazione che tutti i trasformatori di potenza MT/BT del tipo a perdite ridotte presentano un cosfi inferiore a quello, per cui gli interruttori di potere di interruzione apparentemente/convenzionalmente adeguato sono abilitati, costituisce un valido motivo per non prescindere dallo stesso nella scelta del potere di interruzione degli interruttori di protezione automatici?
Io penso di sì. E voi ?

venerdì 7 gennaio 2011

CORRENTE OMOPOLARE IN ANELLO DI MT SENZA GUASTO

Si può manifestare una componente omopolare di corrente in un ramo di un sistema trifase ad anello di MT che alimenta uno stabilimento ?
Non abbiamo mai associato tale componente ad una situazione di assenza di:
1) un quarto filo ( neutro o conduttore di terra ) o di ritorno via terra di tale corrente;
2) di una situazione di guasto.
Sembra invece che tale componente possa manifestarsi nei rami dell'anello di un distributore di energia elettrica di MT di un impianto industriale in situazioni di circuito sano e in presenza di particolari dissimmetrie, non improbabili, delle impedenze dei diversi rami componenti l'anello.
Auspichiamo che la guida CEI 11-35 consideri in futuro anche questo aspetto, che se non conosciuto può creare grossi guai alle aziende, il cui fermo non programmato presenta costi altissimi, se non anche rischi ancor più importanti.
Sul BLOG DELL'ING. TEDESCHI GIANCARLO due post ( dic.2010 - gennaio 2011 )hanno affrontato il caso.
Aspettiamo contributi.

lunedì 1 novembre 2010

Un buco nella norma CEI 64-8 sul potere di interruzione

Abbiamo già accennato al problema impensabile che il tecnico deve affrontare ogni qual volta deve progettare un quadro elettrico importante a valle di trasformatori di grande potenza. Il buon senso suggerisce che noi progettisti dovremmo essere autorizzati a pensare che dovrebbero essere gli stessi costruttori di apparecchi così importanti e costosi come gli interruttori automatici scatolati a preoccuparsi di venderci prodotti utilizzabili in tutta sicurezza a valle degli ordinari trasformatori di potenza che sono in commercio.
Ad esempio un trasformatore da 1250 kVA con perdite nel rame pari a 14400 W con vcc pari al 6,22 % presenta un cosfi naturale inferiore a 0,2. Il potere apertura, come quello di chiusura, degli interruttori con potere di interruzione superiore a 50 kA è invece da riferire per norma ad un cosfi della corrente di corto circuito pari a 0,2 e non inferiore. Pertanto l’installazione di interruttori presenti in commercio con potere di interruzione anche superiore a 50 kA nei quadri a valle di un tale trasformatore, normalmente in commercio, non rispetta la regola d'arte. Tale installazione non è sicura.
I costruttori non affrontano tale problema, tantomeno lo richiamano. Lasciano al progettista e all’installatore, spesso inconsapevoli del problema, l’ingrato compito di dimostrare che l’applicazione risponde alla regola d’arte.
Ciò non mi sembra giusto e chiedo ai colleghi di adoperarsi per modificare lo stato delle cose.
Già nel 1999 ( n. 2 febbraio ) sollevai il problema con una lettera alla redazione della autorevole rivista AEI (Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana). La risposta, che mi diede l’allora Segretario del CEI, non ho neanche il coraggio di presentarvela. Lo farò, se lo troverò, alla prossima occasione.
Comunque posso informare i colleghi che una primaria azienda costruttrice di interruttori interpellata in questi giorni sulla questione ha risposto che ci si deve in pratica arrangiare.
Dobbiamo prendere atto che non c'è a distanza di dieci anni da una nostra segnalazione ufficiale un minimo cenno di riscontro a voler migliorare la situazione. Ribadisco che, a giudicare secondo gli ordinari criteri di valutazione del rischio, non resta che osservare come senza alcuna giustificazione gli organi competenti ( CEI, AEI, costruttori, .... ) si disinteressano praticamente della sicurezza in generale e dei gravi disagi, in cui versano e si lasciano affogare i progettisti e gli installatori.

sabato 16 ottobre 2010

PROTEZIONE DEI CAVI ELETTRICI DAI SOVRACCARICHI

La mia esperienza porta ad affermare che le condutture elettriche nelle canale metalliche chiuse risultano molto spesso sovradimensionate.
I programmi di calcolo messi a disposizione gratuitamente si basano, per il calcolo del coefficiente di raggruppamento da applicare al fascio di cavi per deciderne la sezione, sull’ipotesi che tutti i circuiti siano in ugual misura caricati. Questo comporta il riferimento ad una situazione che più spesso ha scarsissime probabiltà di verificarsi ed un costo improprio significativo per la realizzazione degli impianti, che stride quest’ultimo con il sempre più importante obiettivo di ridurre gli sprechi.
Invitiamo i responsabili delle norme CEI ad intervenire con urgenza, nei modi che saranno ritenuti più idonei, per orientare con la pubblicazione di norme ad hoc i tecnici ad una progettazione più rispettosa delle risorse dei committenti se non anche di quelle del nostro pianeta.

lunedì 21 dicembre 2009

Impianti elettrici nelle cabine a norme CEI ?

Una espressione riduttiva ed errata, che ho sempre combattuto, non compare più nei nuovi documenti emessi dal Comitato Elettrotecnico Italiano, che regolano le connessioni in MT. L’affermazione dell’obbligo dell’osservanza delle norme CEI, che compariva nelle vecchie DK5600, emesse dal distributore pubblico, oggi sostituite dai documenti del CEI, è scomparsa, nel rispetto della legge 186/68 dello Stato Italiano. Un'importante traguardo da attribuirsi all’AEEG e ai suoi collaboratori ?
Siamo tutti d'accordo che si tratta di un passo avanti ai fini del rispetto della legge ?

sabato 5 dicembre 2009

NORMA CEI 0-16. Enel e utenti. Due pesi, due misure ?

Recentemente ( anno 2009 ) ho potuto vedere una cabina di consegna in MT e insieme di trasformazione MT/BT nuova del distributore. All'interno vi si trovavano installati due trasformatori 20.000/400 V di potenza nominale pari a 630 kVA ( vcc % 5.81 ), protetti ciascuno da interruttore di manovra – sezionatore con fusibili. Mi pare che all’utente ciò non sia consentito dalla vigente norma CEI 0-16, in quanto si ritiene che una simile situazione possa danneggiare la qualità del servizio del distributore. La domanda che ho già rivolto al prof. Vito Carrescia e che rivolgo a tutti e all’AEEG è la seguente : perché due pesi e due misure ?

mercoledì 4 novembre 2009

NON PIU' DI 3 M DAL CONTATORE, POST n. 2

La situazione che si ritrova in cantiere è la seguente:
Il posizionamento dei centralini nei locali tecnici avviene prima che l’Enel posizioni i rispettivi contatori di energia. Infatti di solito le lungaggini delle pratiche burocratiche e gli impegni dell’Enel, e non sempre solo quanto appena richiamato, non consentono per tempo la realizzazione pratica dei punti di consegna da parte dell’ente, che opera generalmente all’ultimo momento. Qualche volta accade che le squadre, che hanno in appalto i lavori e chiamate a realizzare i punti consegna, siano costituite da operai stranieri, che poco capiscono la lingua italiana. Non dobbiamo tacere peraltro che anche i progetti sono carenti sotto questo aspetto e rimandano la soluzione praticamente alla collaborazione dell’installatore dell’impianto di utenza come del punto di consegna. In mancanza di una DL assidua e precisa o comunque in mancanza di indicazioni progettuali adeguate, accade che i lavori non siano eseguiti seguendo le migliori regole dell’arte in vigore e in particolare accade che il rispetto della regola dei 3 m non risulta osservata. Lamentazioni del cliente riescono forse a migliorare la sistemazione definitiva chiamando in causa i responsabili dell’Enel, ma quasi mai si riesce a sanare il requisito dei 3 m da non superare come distanza massima dal contatore di energia al centralino di protezione del montante.
Ecco la ragione di tante lettere e domande di utenti, progettisti e installatori che chiedono approfondimenti. Tenteremo con un po’ di pazienza di fare una analisi approfondita del problema, magari con il contributo di tutti in termini di ricerca e raccolta su quanto è stato finora detto sull’argomento e con osservazioni originali.

lunedì 2 novembre 2009

PROTEZIONE A NON PIU' DI 3 m, CEI 64-8

Una recente esperienza mi ha fatto toccare con mano che i progettisti, gli installatori e i distributori di energia elettrica non riescono sempre a gestire nel rispetto della norma CEI 64-8 la protezione del primo tratto di montante degli impianti elettrici di BT negli immobili ad uso condominiale, quando cioè sono tante le utenze da alimentare e ristretti gli spazi disponibili. Ricordo che secondo la orma CEI 64-8 il dispositivo di protezione del montante non dovrebbe di regola trovare collocazione a più di 3 m dal contatore di energia.
L’impressione è che tutti abbiano poco tempo da dedicare ai necessari approfondimenti preliminari, per cui i risultati alla fine sono spesso cattivi.
Leggendo una interpretazione sulla necessità del rispetto della condizione predetta data molto recentemente dalla autorevolissima rivista Tuttonormel ( Ediz. TNE Torino ) e un’altra interpretazione data sempre molto recentemente sullo stesso argomento dalla altrettanto autorevole rivista L’Impianto Elettrico ( Ediz. Tecniche Nuove – Mi ) , mi pare di poter dire al momento, se non ricordo male, che c’è un po’ di confusione, in quanto le due conclusioni proposte non mi sono sembrate tra loro allineate. Se ho ragione e avremo modo in futuro di approfondire la mia impressione, c’è da chiedersi a cosa serva una norma tecnica se lascia spazio a conclusioni significativamente diverse.
Come ci dobbiamo comportare visto che il problema ci si pone davanti con buona frequenza?
Aspetto contributi.