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venerdì 7 agosto 2026

Con il metodo del baricentro (6.3 di CEI 64-8/8) gli utenti della norma sono presi in giro?

 


A mio avviso la risposta al titolo è SI !

Secondo 6.3 della Parte 8 di CEI 64-8 il metodo del baricentro è utile per determinare la posizione del trasformatore e del quadro di potenza, per mantenere al minimo le perdite nelle condutture, per mantenere al minimo le distanze dai carichi principali, per ridurre la lunghezza e le sezioni dei conduttori, contenendo le cadute di tensione. Tali obiettivi sono elencati tra le righe del testo.
Nel testo dell’Allegato A si legge anche “Si raccomanda di posizionare il trasformatore o il quadro di distribuzione che alimenta questo gruppo di n carichi il più vicino possibile al baricentro di questi carichi.”

Propongo e proporrò di seguito di volta in volta con lo stesso titolo  le mie osservazioni che lo dimostrano.
Prima osservazione
Il normatore non ha le idee chiare sul posizionamento del trasformatore e del quadro di potenza. All’inizio di 6.3 ci si riferisce “alla posizione del trasformatore e del quadro di potenza” e successivamente nell’Allegato A ci si riferisce alla posizione de “il trasformatore o il quadro di distribuzione” .In un caso vale la congiunzione “e” e in un caso vale la congiunzione “o”. Si tratta di due elementi ben distinti, che non possono non essere considerati separatamente. Ad esempio nella guida CEI 121-5 si riporta l’esempio di una conduttura a valle di un importante trasformatore MT/BT lunga 100 m ( 5 x 240 mm2 per fase ), non certo trascurabile nel nostro contesto.
Nel proporre il metodo del baricentro la norma non considera tale distinzione, commettendo un presunto primo errore, già esposto nell’articolo ( https://www.electroyou.it/gtedeschi/wik ... ei-carichi ) a disposizione dei lettori di EY. Il presunto errore riguarda proprio il fatto che la norma nel proporre il metodo omette di tener conto della conduttura che alimenta il quadro principale. Si tratta con grande evidenza della conduttura più importante per energia in transito.
Seguiranno prossimamente altre puntuali osservazioni.


 

martedì 7 luglio 2026

PROPOSTA PER COLMARE IL BUCO NERO CHE SEMBRA INGUAIARE LA VERIFICA TERMICA DEI QUADRI ELETTRICI DI POTENZA COME PREVISTA DALLA NORMA CEI EN IEC 61439

 

Con riferimento al buco nero, a nostro avviso presente nella norma e nella guida CEI, che trattano la verifica termica dei quadri elettrici, in conformità con lo spirito prudente, che sempre ha ispirato e deve ispirare i contenuti dei documenti normativi, che, ricordo, trattano primariamente la sicurezza degli impianti elettrici, ci chiediamo se non sia il caso  di inserire finalmente nel testo della norma CEI 64-8 un articolo che segnali almeno il rischio, che abbiamo in passato trattato e che mi risulta non sia mai stato rappresentato.

Ecco di seguito in corsivo un possibile testo dell’articolo, che proponiamo, eventualmente da perfezionare.

Ai fini delle valutazioni relative al riscaldamento dei quadri elettrici e delle condutture elettriche di potenza si deve tener conto che in corrente alternata per i circuiti derivati da un circuito principale di alimentazione la somma algebrica delle correnti insistenti nei circuiti derivati può essere superiore alla corrente circolante nel circuito principale di alimentazione, a causa del sempre possibile e quasi naturale sfasamento nel tempo delle correnti circolanti nei circuiti derivati.

Tale aspetto di non poco peso, incomprensibilmente ancora non preso in considerazione dall’ambiente normativo, ancorchè già segnalato, non riguarda il solo riscaldamento dei quadri elettrici, ma riguarda anche il mutuo riscaldamento delle condutture, ognivolta che nella stessa conduttura coesistono cavi di alimentazione di un nodo elettrico e cavi in uscita dallo stesso nodo. In tal caso non si può far riferimento ad una possibile limitazione della somma delle correnti circolanti dei circuiti derivati, in quanto giustificata dalla taratura della protezione da sovraccarico del circuito di alimentazione.

Costerebbe poco e sembrerebbe dovuto! Perché non si fa? Giusto ?

giovedì 26 dicembre 2019

Sempre sul cosfi di corto circuito cui riferire il PI degli interruttori


Ecco cosa si poteva leggere un bel po' di anni fa nei documenti IEEE. Niente di simile si può dedurre alla lettura della norma CEI 64-8. Ciò nel silenzio in proposito dei costruttori.
"These multiplying factors are based on calculated values for peak currents rather than  ( piuttosto che ) on laboratory tests. Individual manufacturers may have additional information.

For example, consider a 225 A MCCB with an interrupting rating of 35 000 A to be applied on a circuit with a short-circuit availability of 24 000 A and a power factor of 10%. Select the multiplying factor of 1.13 and multiply the 24 000 A short circuit by it to arrive at the new short circuit of 27 100 A. In this case, the MCCB is suitable for the 27 100 A short circuit because of its 35 000 A rating."

Il fatto importante è che nel mercato americano la procedura è codificata.

martedì 24 dicembre 2019

Ancora sul potere di interruzione e sul cosfi della corrente di cc da aprire. Come si comporta il mercato americano. 1

Si riportano alcune prime osservazioni al seguente indirizzo
https://www.blogger.com/blogger.g? blogID=6596639767590996665#editor/target=post;postID=7091316422853886611;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=0;src=postname

martedì 8 gennaio 2019

Cei 64-8 - richiesta inserimento n. 3 warning sign

Il giorno 24 gennaio 2019 si terrà presso il CEI un ulteriore incontro del gruppo ristretto del CT64 delegato a decidere se pubblicare o meno tre segnali di pericolo nella parte Commenti della norma CEI 64-8.
Il primo segnale  riguarda il pericolo, che si può incontrare di frequente, di selezionare un interruttore automatico a valle di trasformatori MT/BT importanti senza verificare che esso sia idoneo anche con riferimento al cosfi della corrente di cortocircuito che esso potrebbe essere chiamato ad aprire.
Il secondo segnale  riguarda il pericolo, che anche si può incontrare di frequente, di selezionare uno o più condotto sbarre a valle di trasformatori MT/BT importanti senza verificare che esso/i siano idonei anche con riferimento al valore di picco della corrente di cortocircuito che essi potrebbero essere chiamato sostenere. 
Il terzo segnale chiede che nel dimensionamento termico della carpenteria dei quadri si debba tener conto nella determinazione del calore sviluppato al loro interno e da smaltire anche del fatto che a parità di corrente in ingresso per effetto del possibile sfasamento nel tempo delle correnti in uscita il calore da metter in conto è maggiore di quanto la norma sembra suggerire.
Dei tre problemi citati nel testo della norma non si trova traccia.
Si chiede al momento solo di segnalare il pericolo di un sottodimensionamento dei componenti!!
Speriamo che le nostre richieste/attese abbiano un seguito positivo.

venerdì 2 febbraio 2018

Scelta interruttori automatici Qualche novità

Bene ! Sembra che qualcosa si muova a livello di disposizioni normative.
Sembra infatti che il comitato CT 64 del CEI prenda in considerazione alla fine del mese di febbraio c. a. la possibilità di inserire nel testo normativo della norma CEI 64-8, nella parte commenti, un segnale di attenzione, per cui nella scelta degli interruttori automatici da installare nei quadri elettrici di potenza non si può prescindere dalla verifica che il cosfi della corrente di corto circuito presunta sia superiore a quello per cui è stato provato l'interruttore che si intende installare e il cui potere di interruzione risulta superiore alla corrente di corto circuito presunta.
Si realizzeranno finalmente in futuro impianti a regola d'arte anche quando i quadri elettrici sono installati in stretta vicinanza dei trasformatori di media -grande potenza?

sabato 18 novembre 2017

Approfondimenti per la scelta degli interruttori

Ho trattato l'approfondimento di cui nel titolo al seguente indirizzo:
https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=6596639767590996665#editor/target=post;postID=3364828855953941507;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=0;src=postname

martedì 7 novembre 2017

Un errore in un importante manuale di progettazione impianti BT

A pag. 65 della Guida al Sistema Bassa Tensione  ( 2017-2018 ) edita da una importante multinazionale si legge che tutti i nuovi trasformatori isolati in olio  ( AoAk ) da 50 a 2500 kVA presentano una tensione di corto circuito pari al 4%.
Si chiede se si tratta di un evidente errore, da correggere ?
C'entra il fatto che per la gran parte dei trasformatori in tabella il cosfi di corto circuito risulterebbe inferiore a 0,2, anche se calcolato a macchina calda e nessun interruttore automatico risulterebbe idoneo ?
Non posso non dire che la Guida cui si fa riferimento è molto preziosa per i progettisti. Un grazie alla multinazionale !

domenica 26 marzo 2017

A favore dell'utilizzo dei fusibili in BT

Nel testo "COMPLEMENTI DI IMPIANTI ELETTRICI" ( Casa Editrice CUSL NUOVA VITA settembre 2000 ) utilizzato dagli studenti di ingegneria dell'Università di Padova a pag. 147 si legge con riferimento all'utilizzo dei fusibili nelle reti di BT  : ...  . Si noti che l'abaco è riferito a cosfi = 0,1 ( cioè molto basso, tipico di corto circuiti in vicinanza del fusibile ); ....  .
Si ammette chiaramente che un tale valore molto basso del cosfi pari a 0,1 sia caratteristico di corto circuiti immediatamente a valle dei dispositivi di protezione equipaggianti quadri elettrici posti a valle di trasformatori importanti.
Ci si chiede : perché gli interruttori automatici più potenti ( PI maggiore di 50 kA ) sono abilitati ad interrompere correnti di cortocircuito con cosfi superiori o uguali a 0,2 e non meno ?
I progettisti in tutti i casi, in cui le correnti di corto circuito a valle di trasformatori importanti o di paralleli di trasformatori importanti, da chi sono autorizzati ad utilizzare interruttori automatici in alternativa ai fusibili ?

domenica 23 ottobre 2016

Norma CEI 64-8/8-1 Efficienza energetica Un errore ?

Nel documento ufficiale pubblicato di recente come norma CEI 64-8 sulla efficienza energetica da garantire per gli impianti elettrici, si rileva un errore, che fa pensare che nessuno abbia letto certe parti della norma prima della sua pubblicazione in inchiesta pubblica come durante il periodo di inchiesta pubblica.
A Padova in occasione dell'ultimo incontro tecnico tenuto dal CEI nessuno ne sapeva niente.
Per ulteriori informazioni rimando al seguente indirizzo.

http://giancarlotedeschi.blogspot.it/
Ho come l'impressione che ci siano nell'allegato A altri errori. Invito i colleghi a leggerlo con attenzione.

sabato 16 gennaio 2016

Per scegliere il PI di un interruttore occorre tener conto del cosfi di cc ?

In un testo del 1993 ( II ediz di una prima  I ediz. del 1989 ) a firma molto autorevole si legge la seguente risposta alla domanda posta nel titolo.
" .....   Nella scelta del dispositivo di protezione contro cortocircuito si può pertanto prescindere dal fattore di potenza, a  meno che non si abbiano validi motivi per ritenere che il fattore di potenza nel caso specifico sia inferiore a quello assunto nelle norme. ..... ".
Sono passati 35 anni e nessuno pare si sia accorto che nei Power Center a valle dei trasformatori di potenza nelle cabine di trasformazione il problema si pone non poco. E i normatori CEI, cui la situazione è stata più volte segnalata, non intendono richiamare nel testo normativo l'importante circostanza, che eliminerebbe migliaia di installazioni sulla carta non sicure. Fanno a scarica barile? Quale il motivo?
Si dimostra che non è primariamente certo la sicurezza che sempre sta cuore ai normatori !!!

mercoledì 2 dicembre 2015

Il mistero del cosfi : il CEI praticamente ammette il problema ?

Ho scritto molto sul problema del cosfi.
Moltissimi quadri elettrici di potenza in uso sono insicuri in quanto gli interruttori automatici non sono utilizzati nell'ambito delle prestazioni garantite dal costruttore.
Non sono stati recepiti i miei sforzi di far inserire nella norma tecnica una semplicissima regola di progettazione che preveda che il progettista verifichi oltre all'adeguato potere di interruzione che anche il cosfi della impedenza di corto circuito dell'impianto sia inferiore  o al massimo uguale a quello di prova dell'interruttore, cioè a quello per il quale il costruttore lo garantisce.
E' assodato che un uso improprio sotto l'aspetto predetto non è a regola d'arte : già nel 1999 l'ing. Alberici, allora Segretario Tecnico del CEI, lo aveva ammesso pubblicamente.
Se scoppia l'interruttore sotto agli occhi di chi lo chiude su corto circuito o se lo scoppio innesca un incendio che distrugge il Power Center, di chi la colpa !!  Non c'è dubbio alcuno : senz'altro del progettista o dell'installatore o del quadrista secondo la situazione.  Io proporrei di coinvolgere nelle responsabilità anche l'Ente Normatore, visto che era a conoscenza del problema e che nulla ha fatto per risolverlo e visto che in molte situazioni i professionisti non lo possono risolvere a meno di scelte che sembrano almeno in Italia tecnicamente improponibili.
Chiederei in proposito di arrivare dopo decenni almeno ad un chiarimento!
Comunque qualche imbarazzo da parte del CEI sembra sussistere.
Prego i colleghi di esaminare il paragrafo 5.1.3 della norma CEI 0-21 in vigore. Insieme ai valori della corrente di corto circuito massima da considerare la norma propone di "considerare ?" anche il fattore di potenza. delle stesse correnti di corto circuito. Cosa si vuol dire ??
Vi prego di considerare anche la figura 6 riportata al paragrafo 7.4.4 della stessa norma, che rappresenta la situazione concessa dalla norma, per cui è possibile l'installazione fino a 3 Dispostivi Generali di Linea ( DGL ), ciascuno a protezione di una singola linea di utenza, in alternativa al DG.
Approfondiremo la questione in un prossimo futuro, appena ne avrò il tempo.
Anticipo solo che vedo in questa precisazione ( tabella ) del Distributore e del CEI  una mossa eseguita in parte anche per liberarsi di una quota di responsabilità sul problema che dal 1999 ho sollevato pubblicamente.
Ricordo solo che il calcolo del cosfi è una azione che i progettisti sanno fare bene e che ne valorizza il ruolo. 

domenica 30 agosto 2015

Il costo discutibile delle guide CEI


Il costo discutibile delle guide CEI

Ho considerato la guida  CEI 121-5 ( 2015-07 ), Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi, ediz. CEI, 166 pagine, di recentissima pubblicazione, il cui costo è di 96,00 euro e in particolare la sua pag. 110. Il contenuto di tale pagina è di circa ( 30 righe  x 96 caratteri/riga ) 2880 caratteri.  Risulta per la guida CEI un costo per facciata pari a 0,578 euro.

Ho considerato il testo Quadri Bassa Tensione, ediz. TNE, 324 pagine, di meno recente pubblicazione ( 2014 ), il cui costo è di 37,50 euro e in particolare la sua pag. 264. Il contenuto di tale pagina è di circa  ( 31 righe  x 88 caratteri/riga ) 2728 caratteri. .  Risulta per il testo TNE un costo per facciata pari a 0,116 euro.

Le due facciate mi sono sembrate di massima tra loro confrontabili. Si potrà comunque ripetere il confronto per altre pagine.

Non sono entrato nel merito della sostanza e qualità dei contenuti delle pagine confrontate. Tale importante confronto potrà essere oggetto di future significative considerazioni.

Non si può non notare che il costo del documento edito dal CEI ha un costo circa cinque volte superiore a quello del testo edito da TNE.

Al di là di un confronto di merito sui contenuti, che posso anticipare, a mio parere, nettamente a favore del testo TNE, ritengo che la situazione descritta sia intollerabile e meriti una tempestiva riflessione/approfondimento e un aperto pubblico dibattito/discussione.
Prego i colleghi di verificare i calcoli effettuati e di estenderli ad altre pagine e ad altre guide e resto in attesa di commenti.
 

lunedì 25 maggio 2015

Quale potere di interruzione a valle del Gruppo Elettrogeno ?

In una relazione che accompagna la richiesta di autorizzazione per una sagra si scrive che non conoscendo le caratteristiche elettriche di un gruppo elettrogeno da 120 kW si attribuisce a valle dello stesso una Icc pari a 3 kA.
Suggerirei di considerare un valore ben più alto, non solo perché la corrente di cortocircuito presunta in sé potrebbe valere un po' di più, sia se trifase che monofase, ma soprattutto per il fatto che la corrente di cortocircuito sia se fosse interrotta dall'interruttore nella sua fase iniziale ( subtransitoria ), sia che fosse interrotta in quella immediatamente successiva ( transitoria ), essa presenterebbe un cosfi molto più basso di quello, che la norma tecnica associa agli interruttori che dispongono di un potere di interruttore pari a  soli 5 kA.
Sarà necessario pertanto utilizzare interruttori con potere di interruzione ben maggiore, in modo che gli si possa associare un cosfi compatibile con quello con cui si presenta la corrente di corto circuito da aprire.
RISULTERA' APPROPRIATO UN INTERRUTTORE CON PI PARI A 50 KA ?
Si può considerare un alternatore Mecc Alte type ECP 34-3L/4 A.
Vale la pena di togliersi il dubbio !!

domenica 29 marzo 2015

Convegno CEI 24 marzo 2015 a Padova - Istanza su corrente di corto circuito e relativo cosfi

Nel "Blog dell'ing. Tedeschi" è stata riportata l'istanza che l'ing. Tedeschi ha rivolto ai relatori e al Direttore Tecnico del CEI in occasione del Convegno CEI tenutosi il 24 marzo 2015 a Padova sul rischio non denunciato nella norma CEI 64-8 di errato utilizzo degli interruttori automatici

giovedì 3 luglio 2014

Aggiornamento NG per il calcolo del rischio dovuto ai fulmini CEI 81-10

Finalmente ai poveri utenti della norma tecnica è dato conoscere attraverso il CEI i valori aggiornati della densità di fulmini al suolo ( NG ) per il territorio italiano.
Pare che da 10 anni almeno il SIRF elabori dati utili per la determinazione di nuovi e più attuali valori di NG.
Non ritengo giusto però che il CEI debba fare mercato dei nuovi valori che il SIRF ha elaborato. Forse è la prima volta che valori definiti  "necessari" dallo stesso CEI per prevenire i danni alle persone da fulmine risultino oggetto di commercio.
Credo che in poche nazioni al mondo, che si dichiarano molto sensibili alla possibilità di garantire la sicurezza delle persone e delle cose, "vendano", come nella bottega del salumaio al prezzo di due etti di prosciutto crudo, i singoli valori di riferimento utili/necessari per una corretta valutazione del rischio.
E' anche vergognoso che non si sia divulgato in misura appropriata, almeno a me così risulta, il risultato del confronto che certamente sarà stato fatto tra i riferimenti fino ad oggi utilizzati per la valutazione del rischio di danni da fulmine e quelli nuovi da poco elaborati sulla base dei rilievi più recenti effettuati.
Non hanno forse diritto i tecnici di conoscere se fino ad oggi hanno prescritto apprestamenti di difesa contro i fulmini esagerati, insufficienti o mediamente idonei ?

mercoledì 31 luglio 2013

Protezione dai contatti indiretti a valle degli azionamenti con inverter

Da molti anni ormai si utilizzano inverter per il controllo dei motori asincroni.
Si legge spesso che la protezione dai contatti indiretti anche nel caso di sistemi TN debba effettuarsi installando interruttori differenziali di tipo B o F.
In numerose importanti realtà industriali l'adozione di una simile cautela risulta molto costosa, in quanto molto alto è il numero degli azionamenti in uso controllati da inverter.
Sicuramente l'adozione di una tale misura di  sicurezza risolve alla radice il problema.
Visti i costi connessi con l'azione suggerita, è legittimo e doveroso chiederci se non sia il caso di valutare in maniera più approfondita il rischio da elottrocuzione per le persone a seguito di un guasto a massa in ambito industriale ( sistemi TN ).
Forse il rischio è inferiore a quanto non si possa nell'immediato considerare.
Una mirata valutazione di tale rischio sarà oggetto in un prossimo futuro della nostra attenzione.
Restiamo in attesa dai colleghi di osservazioni/contributi.

mercoledì 13 febbraio 2013

Art. 2236 codice civile e norme CEI

Può applicarsi l'art. 2236 del codice civile nel caso che il progettista e l'installatore siano chiamati a rispondere della  situazione sotto descritta ?
1) gli interruttori automatici posti a protezione dei circuiti a valle di importanti trasformatori MT/BT sono abilitati a interrompere correnti corto circuito il cui cosfi sia superiore o uguale a 0,2;
2) gli importanti trasformatori, di cui sopra, presentano un cosfi sensibilmente più basso a 0,2;
3) l'impianto a monte dei trasformatori e i collegamenti in cavo a valle al Power Center se prossimo ai trasformatori non sono in grado di modificare favorevolmenmte il cosfi;
4) gli interruttori e i quadri elettrici sono in tal caso usati impropriamente e il loro utilizzo non risponde alla regola d'arte vigente in materia di sicurezza e può essere contestato.
Si ricorda che:
a) le norme tecniche non affrontano il problema; i normatori, a nostro avviso, a conoscenza del problema non si sono curati e non si curano di dare risposte ai progettisti e agli installatori;
b) i costruttori, spesso contemporaneamente di trasformatori e di interruttori automatici, rispondono che più che seguire le norme pertinenti non possono fare.

E' chiaro che il costruttore degli interruttori non si assume nessuna responsabilità sull'uso degli interruttori dallo stesso costruiti in impianti il cui cosfi risulti inferiore a 0,2 ( la maggioranza dei casi per trasformatori importanti, da 1000 kVA in su ).
In una simile situazione il progettista può essere accusato nella  forma e nella sostanza, come detto, di aver realizzato un impianto che non risponde alla regola d'arte.
Può in tal caso il progettista o l'installatore avvalersi a proprio difesa dell'art. 2236 del codice civile ?
Tale articolo recita : "ATTENUAZIONE DELLA RESPONSABILITA' PER SOLUZIONE DI PROBLEMI TECNICI DI PARTICOLARE DIFFICOLTA'   Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o colpa grave."
Può in tal caso il progettista o l'installatore soccombente rivalersi nei confronti del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, o dei costruttori di apparecchi e componenti, se cone si può supporre questi sono al corrente del problema e nulla fanno per risolverlo.

venerdì 25 gennaio 2013

Protezione contro i fulmini di impianti PV

Scadono il 31 gennaio 2013 i termini dell'inchiesta pubblica del progetto di norma CEI C1112, di competenza del Comitato Tecnico 81, il cui titolo è "Protezione contro i fulmini di impianti fotovoltaici".
La guida CEI 82-25, Guida alla realizzazione di sistemi di generazione fotovoltaica collegati alle reti elettriche di Media e Bassa Tensione, pubblicata 2010-09, da pag. 59 a pag. 63  nel paragrafo 9.2 tratta la protezione da sovratensioni.
La sezione 7 della norma CEI 64-8, al paragrafo 712 tratta dei "Sistemi fotovoltaici  ( PV ) di alimentazione". Al punto 712.444 si tratta della "Protezione contro le interferenze elettromagnetiche ( EMI ) negli edifici".
E' lecito il dubbio per il povero tecnico:  se in troppi ci mettono le mani, ne può uscire la solita confusione, a spese del progettista che per organizzare e conciliare i disposti normativi deve spendere più soldi e perdere più tempo.
Qualche commento tanto per cominciare.
Perchè il punto 9.2 della norma CEI 82-25 si intitola "le protezioni da sovratensioni" e poi si occupa solo di sovratensioni dovute ai fulmini? Questa osservazione non è banale e avremo modo di considerarne in altre circostanze alcune implicazione che non giovano all'obiettivo di garantire la sicurezza, cui la norma tecnica ambisce.
Perchè la norma CEI 64-8 si occupa di "interferenze elettromagnetiche ( EMI)" e non si riferisce come le altre norme ai fulmini, visto anche che nell'unico articolo sottoriportato  ( art. 712.444. 4.4 ) si riferisce a tensioni indotte dai fulmini ?
Perchè il punto 712.444 riguarda solo gli edifici? La sezione 712 della norma  CEI 64-8 non si applicain generale a tutti i tipi di impianti fotovoltaici?  Perchè si usa la dizione "negli edifici" ? Non sarebbe in ogni caso più appropriato eventualmente usare la dizione "sugli edifici"?
Si potrebbe inoltre dimostrare, al contrario di quanto sembra di capire dalla lettura dell'articolo predetto ( art. 712.444. 4.4 ), che se anche "la superficie di tutti gli anelli formati dalle condutture" fosse molto grande, le tensioni indotte da fulmini potrebbero risultare ridotte al minimo.  C'è un errore a nostro avviso nell'enunciazione dell'articolo. E' abbastanza facile individuarlo. Non dovrebbe accadere che un testo normativo ufficiale possa incappare in errori abbastanza evidenti, come quello che riteniamo di aver notato. 
Forse ancora una volta si dimostra che non esiste un controllo di qualità del prodotto normativo all'altezza della situazione, come invece noi ci aspetteremmo e che il Comitato Elettrotecnico Italiano, CEI, dovrebbe assolutamente garantire.