domenica 31 maggio 2026
CEI 121-5, ATTENZIONE ! La verifica termica presentata nell’allegato C appare fuorviante.
A parte il buco normativo di
non poco conto, che abbiamo voluto segnalare martedì 5 maggio 2026 in questo
blog con il titolo “Verifica termica
prevista dalla norma CEI EN IEC 61439-1 e 2 zoppa?”, altre situazioni negative
possono essere riscontrate e sono a chiedere in proposito se è giusto
preoccuparsi di farlo, come sto tentando di fare.
Perché non chiedere che le
cose migliorino? Sto esagerando?
domenica 10 maggio 2026
COMMENTO AL TESTO DELLA NUOVA EDIZIONE DELLA GUIDA CEI ALL'UTILIZZO DEGLI SPD IN INCHIESTA PUBBLICA
In www.google.com scrivendo e cliccando su "cei inchieste pubbliche" compaiono i documenti attualmente in inchiesta pubblica. Il terzo documento è il "Progetto: CEI PRJ-3605 – Guida CEI 81-29
Guida per l’applicazione della Norma CEI EN 62305-2:2024. Valutazione della frequenza di danno F per gli impianti interni e del rischio R per le strutture". La data limite per la presentazione dei commenti è il 24 giugno 2026.
Cliccando su "VISUALIZZA" appare il documento che si può scaricare e commentare.
L'utilizzo degli SPD diventa sempre più importante e impegnativo nella realizzazione degli impianti elettrici.
A me sembra però che l'utenza rimanga praticamente, non poco, esclusa dalla definizione dei contenuti della guida come della stessa Norma CEI EN 62305-2:2024. A mio avviso molte sono le osservazioni, anche di carattere generale, che si possono fare: esporrò le mie!
Vorrei sentire in proposito anche quelle dei colleghi.
martedì 5 maggio 2026
Verifica termica prevista dalla norma CEI EN IEC 61439-1 e 2 zoppa?
I cavi elettrici dei circuiti sollecitati da sovraccarico o
da cortocircuito devono risultare appropriatamente protetti da pericolosi riscaldamenti.
Le norme tecniche forniscono ai progettisti indicazioni precise per la
protezione dei cavi e per rendere accettabile il corrispondente rischio. Prima però i progettisti devono determinare
con cura la portata dei cavi.
Per i quadri elettrici la situazione è solo un po’ più
complicata, ma di massima sussiste una analoga procedura da seguire. Per la
protezione dei circuiti posti all’interno dei quadri (ma non per i circuiti da attribuire ai circuiti
esterni che ai quadri si connettono) le misure da adottare per la loro
protezione sono di massima quelle previste per i circuiti elettrici dalla stessa
norma CEI 64-8. Rimane da determinare quella che è la “portata” del quadro, in
analogia con la portata dei cavi. Questa “portata” si configura nella capacità più
articolata del quadro di svolgere il suo compito di distribuzione della
corrente senza che le temperature dei conduttori, degli apparecchi di manovra e
protezione, dei materiali isolanti, delle parti accessibili alle persone (strutture
di contenimento e organi di manovra), degli strumenti .., raggiungano temperature pericolose e/o
tali da compromettere la corretta funzione loro assegnata[1].
Praticamente i progettisti del quadro devono fissare una
temperatura o più temperature lungo lo sviluppo verticale del quadro, che non
devono essere superate nel suo esercizio ordinario. Ciò si fa in genere
calcolando le potenze dissipate dai componenti all’interno del quadro e
confrontando la somma di tali potenze con la capacità dell’involucro da
adottare di smaltirla (dimensioni, materiale, areazione, … ) contenendo la
temperatura interna nei limiti prescritti dalle norme tecniche e tali da
garantirne la funzionalità.
La serie delle norme CEI EN IEC 61439 -1 e 2 e la guida CEI
121-5 forniscono le indicazioni utili per procedere a tale dimensionamento. Le
norme e la guida dedicano anche con esempi decine e decine di pagine alle
regole da seguire per garantire il dovuto controllo delle temperature, che i
componenti all’interno di un quadro possono raggiungere, a significare
l’importanza che a questa verifica viene riconosciuta per questioni di
funzionalità e di sicurezza.
A noi però sembra in proposito di dover segnalare un
importante buco normativo che riguarda proprio l’aspetto sopra richiamato, cioè
la verifica termica dei quadri elettrici.
I documenti normativi, anche se non detto del tutto
esplicitamente sostengono la regola che l’interruttore generale del quadro, o
più a monte chi per esso, con il contenimento della corrente nominale InA del relativo circuito possa
limitare anche la somma delle correnti dei suoi circuiti derivati, responsabili
delle corrispondenti potenze dissipate e quindi garantire il controllo della
temperatura interna del quadro.
Il buco normativo consiste nel fatto che la norma nel caso
specifico non tiene conto che le correnti nella pratica comune impiantistica sono
alternate e possono risultare sfasate tra loro nel tempo e che a parità di
corrente limitata nel circuito principale la somma algebrica delle correnti,
che percorrono i circuiti derivati. Il riscaldamento del quadro può risultare pertanto
ben maggiore di quello previsto dalla norma con la limitazione della sua corrente
di alimentazione. La norma ipotizza errando che le correnti in gioco siano
tutte in fase tra loro.
Ovviamente maggiori sono gli sfasamenti tra le correnti dei
circuiti (forni, gruppi di grossi motori, gruppi di motori frazionari, capacità
di rifasamento, … ) maggiore risulta l’entità della potenza dissipata dai
circuiti nel quadro[2]
rispetto a quella considerata nella verifica eseguita secondo le indicazioni
normative[3], cioè a parità di corrente
nel circuito di alimentazione e con correnti erogate in fase con essa e tra di
loro. Si può peraltro osservare come l’incremento di potenza dissipata da
considerare a causa dell’aumento della temperatura di funzionamento dei
conduttori, di cui le norme chiedono di tener conto, e l’incremento di potenza
dissipata da considerare a causa del possibile sfasamento tra le stesse correnti
di carico possano risultare dello stesso ordine di grandezza.
Pertanto non è giustificato il fatto di non dover tener
conto della maggior potenza dissipata a causa dello sfasamento sempre possibile
tra le correnti erogate dal quadro nelle condizioni che lo vedono alimentato
con la sua corrente nominale[4].
L’ipotesi che la limitazione imposta con la prevista
taratura dell’interruttore automatico principale possa impedire la possibilità
che la temperatura interna al quadro raggiunga valori superiori a quanto
previsto con le modalità di verifica indicate nelle norme e nella guida non è verificata,
come in passato è stato segnalato.
Troviamo oggettivamente sorprendente il fatto che la norma e la guida non abbiano considerato che nell’effettuare la verifica termica dei quadri elettrici sia ordinariamente necessario considerare anche l’ordinario sfasamento che sussiste tra le correnti. Le norme e più ancora la guida dovrebbero almeno segnalare il problema.
[1] Si osserva anche che nella norma CEI 64-8 i quadri elettrici non risultano oggetto di prescrizioni. Al punto 511.1 si dice “Ogni componente elettrico deve essere conforme alle prescrizioni di sicurezza delle Norme CEI che lo riguardano e deve essere installato in accordo con le prescrizioni della presente Norma e con le istruzioni fornite dal costruttore, tenendo conto in particolare delle condizioni ambientali.” e ancora al punto 526.5 si legge “Si devono prendere precauzioni per evitare che la temperatura raggiunta nel servizio ordinario dalle connessioni e dalle apparecchiature danneggi l’isolamento dei conduttori e modifichi le prestazioni delle apparecchiature (vedi anche 511.1).”
[2] Per cogliere l’aspetto pratico del fenomeno di cui si tratta, si può facilmente calcolare che due circuiti, per i quali si prevede uno sfasamento tra le correnti di 30 °C, dissipano una potenza superiore di oltre il 7% della potenza messa in gioco negli stessi due circuiti
-quando percorsi da correnti in fase tra loro e in fase naturalmente con la corrente del circuito di alimentazione e
-quando tali correnti in fase tra loro richiedono dal
circuito di alimentazione la stessa corrente che richiede la coppia di correnti
tra loro sfasate.
[3]
Si fa presente come elemento da non trascurare che a parità di aumento dello
sfasamento tra le correnti all'aumentare dello sfasamento aumenta anche l'entità dell'incremento della corrente e della potenza da considerare.
[4]
Differenze di temperatura di qualche decina di gradi dei conduttori implicano
differenze nella potenza dissipata dagli stessi pari al 4%, 8%, 12%
rispettivamente per 10 °C di aumento, per 20°C e 30°C.
sabato 18 aprile 2026
Note critiche all’allegato C di CEI 121-5 “Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi”. Parte 1
L’allegato C della guida si riferisce chiaramente ad un quadro elettrico posto a valle (8 m, utenza n. 11) di un trasformatore in resina da 400 kVA. Noi riteniamo che il contenuto dell’allegato C non sia all’altezza di un documento prodotto dall’ente normativo nazionale per più ragioni.
1. Nell’allegato
C si ammette che per il quadro descritto non sia necessario provare in uno dei
modi previsti dalla norma CEI EN 61439-1[1], che esso risulta in grado
di resistere al cortocircuito, in quanto la corrente di cortocircuito presunta Icp
nel punto di installazione del quadro risulta pari o inferiore a 10 kA (pag.
83), esattamente pari a 9.284 A (pag. 89). A noi risulta che un calcolo
prudenziale conduca ad un valore superiore a 10 kA (prese di regolazione della
tensione del trasformatore, tolleranza sul valore della tensione di
cortocircuito del trasformatore, maggiorazione della tensione impressa del 5%, …
). L’esempio fornito dalla guida risulta fortemente fuorviante per gli
utilizzatori della guida meno preparati, indotti a credere che per un quadro
posto a valle di un trasformatore da 400 kVA non ci si debba preoccupare di
dimostrarne la tenuta al cortocircuito della barratura principale .
2. Si
afferma a pag. 95 che il quadro presenta una Corrente Nominale di Cortocircuito
condizionata pari a 17 kA. In base a quale ragione si fornisca tale valore non
è chiaro. L’interruttore generale del quadro con In pari a 800 A non è in
genere in grado di limitare il primo picco di corrente entro i 17 kA.
3. Non
si è applicata la nota di tab. 1 della norma CEI 61439-1, la quale avverte che in
prossimità dei trasformatori MT/BT si deve controllare il valore del fattore di
potenza, FdP, della corrente di cortocircuito,
in quanto questo risulta in genere inferiore a quello convenzionale cui sono
provati gli interruttori al variare del loro potere di interruzione, PI. Ciò comporta una scelta errata/da giustificare
di tutti gli interruttori, ma in particolare per gli interruttori delle utenze
11 e n. 12, con PI pari a 10 kA, il cui FdP di riferimento per il PI è pari a
0,5 mentre il FdP della Icp è molto inferiore. Comunque per l’utilizzo di tutti
gli interruttori a nostro avviso devono essere interpellati i costruttori, in
quanto sono impiegati su valori del FdP inferiore a quello di prova, per il
quale è garantito il corretto funzionamento. Ciò vale anche per gli
interruttori scatolati e per l’interruttore generale. L’esempio prodotto nella
guida risulta pertanto fuorviante per gli utenti della guida meno preparati.
[1]
CEI EN 61439-1, Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa
tensione – Prescrizioni generali
giovedì 2 aprile 2026
Quando un quadro elettrico non provato al cortocircuito può essere installato?
Pare che secondo la norma tecnica applicabile un quadro elettrico non provato al cortocircuito possa essere installato
a) quando la corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione è minore di 10 kA,
oppure
b) quando
ha in ingresso un dispositivo di protezione che limita a 17 kA la corrente di
picco in corrispondenza del suo potere di interruzione o in corrispondenza
della corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione,
oppure
c) quando
è installato a monte del quadro un dispositivo di protezione in grado di
limitare a 17 kA la corrente di picco della corrente di cortocircuito presunta
nel punto di installazione.
A me sembra errata questa
formulazione in quanto le due condizioni a) e b) o a) e c) devono essere
soddisfatte contemporaneamente. Almeno se vogliamo dare una giustificazione
tecnica alla disposizione normativa. Ciò in quanto spesso non vale la regola
che, quando la corrente di cortocircuito è pari a 10 kA, la corrente di picco
corrispondente è inferiore a 17 kA. Ciò è vero solo se il fattore della corrente di cortocircuito è inferiore o uguale a 0,5. Ricordo che 0,5 è
il valore del fattore di potenza convenzionale con cui vengono testati gli
interruttori automatici di protezione per determinarne il potere di
interruzione per la classe di potere di interruzione fino a 10 kA. La realtà impiantistica non rispetta certo questa convenzione.
E’ significativo al fine di dare
ragione alla mia non trascurabile affermazione esaminare con attenzione il caso descritto nell’allegato
C della guida CEI 121-5 in vigore. Esso descrive un quadro con In pari a 630 A, per il quale la guida non prevede, a mio avviso erroneamente, la necessità di
eseguire le prove di corto circuito. Faremo questo esame prossimamente e dimostreremo come l'esempio possa risultare fuorviante per gli utenti della norma e della guida.
venerdì 22 agosto 2025
9. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE NELLA SELEZIONE DEGLI INTERRUTTORI DI PROTEZIONE DI BT IN CONDIZIONI DI APPLICAZIONE FUORI STANDARD
Conclusioni
Importante problema di sicurezza quasi
sconosciuto da segnalare
Il problema[1] trattato riguarda la sicurezza delle persone e degli impianti e non dovrebbe essere trascurato. L’alta frequenza, con cui il problema si presenta, e le pesanti responsabilità collegate richiederebbero su di esso maggior attenzione da parte dell’ambiente normativo.
Ai progettisti, ai quadristi, agli
installatori, ai collaudatori e ai verificatori devono essere fornite
indicazioni precise ed affidabili[2] sulla procedura da seguire
per risolvere almeno la maggioranza dei casi critici, che si possono presentare
e che riguardano sezioni di impianti elettrici importanti. Ciò deve avvenire in
tempi brevi[3].
La sorgente di rischio, che abbiamo descritto, deve entrare a far parte dell’elenco
dei rischi[4]. Non prenderlo in
considerazione significa non ispirarsi al principio di precauzione.
Contenuto della modifica da
apportare nei documenti normativi
Il testo ambiguo e tardivo[5] presente nel commento all’art. 5.33.3.2 di CEI 64-8 e la procedura descritta nelle ultime pagine in CEI 121-5 dovrebbero essere modificati necessariamente[6] prescrivendo il ricorso all’approvazione dei costruttori per l’uso degli interruttori di protezione nei casi critici in queste note considerati. Non sembra possibile oggi l’adozione di una soluzione diversa.
Per aiutare i progettisti a non
cadere in errore nella selezione degli interruttori, suggeriamo ai normatori di
inserire nel commento all’art. 533.3.2 della stessa norma CEI 64-8 una tabella,
che riporti i fattori di potenza convenzionali, cui i progettisti possano agevolmente
riferire i poteri di apertura e di chiusura[7] in cortocircuito nominali
degli interruttori da utilizzare[8] senza l’autorizzazione dei
costruttori.
Una più equilibrata ripartizione in
ambito normativo delle influenze dei diversi portatori di interessi
Per quanto abbiamo potuto
osservare nei non pochi anni trascorsi si auspicano presso il CEI interventi orientati
a garantire un processo di formazione dei contenuti normativi più aperto alle
osservazioni esterne e più equilibrato nell’assegnare il dovuto peso alle
esigenze di tutti i diversi portatori di interessi in particolare in
contrapposizione a quello dei costruttori di interruttori di protezione e di quadri
elettrici[9]. Di ciò in particolare i
progettisti dovrebbero farsi carico nel pretendere presso gli enti normatori risposte
più tempestive, attente e precise da parte dei costruttori.
Perché non investire le università
del compito di partecipare ai lavori di validazione dei contenuti delle norme
tecniche?
[1] Il problema del possibile utilizzo improprio e insicuro
degli interruttori elettrici di protezione.
[2] L’importanza del problema non merita come risposta
l’ambiguo testo del commento ad un articolo di norma, nè alcune righe delle
ultime pagine di una guida. Il tutto peraltro senza una comprensibile
giustificazione tecnica.
[3] Già circa 45 anni or sono chi scrive ha segnalato il
problema, di cui si tratta (TR 2500 kVA a perdite ridotte), senza aver trovato
presso i costruttori adeguata assistenza.
[4] Alcuni incidenti potrebbe trovare spiegazione in una
errata selezione degli interruttori per quanto si è prospettato. L’aspetto
considerato in queste note dovrebbe entrare in futuro nella check-list dei
collaudatori, dei verificatori, quando chiamati a pronunciarsi sulla
realizzazione a regola d’arte dei quadri elettrici, come in quella dei periti
dei tribunali, quando chiamati ad approfondire le cause di contestazioni o
incidenti più o meno gravi.
[5] La
frettolosità e la superficialità, con cui sembra si sia affrontato il
problema, quando fu preso in considerazione presso il CEI, sembrano comprovate
anche dal fatto che nella prima versione del commento all’art. 533.3.2,
presente anche nell’ultima edizione di CEI 64-8, se ne limita l’ambito di
interesse ai soli valori del fattore di potenza della corrente di cortocircuito
inferiori a 0,2: un evidente errore. Infatti, se è vero che al valore 0,2
corrispondono applicazioni in quadri elettrici connessi a nodi di più elevata
potenza, è anche vero che per valori superiori del fattore di potenza, da
riferire a classi di interruttori caratterizzati da valori inferiori di Icu, i
gradienti delle energie in gioco da smaltire all’interno degli interruttori e i
gradienti dei picchi di corrente Icm dagli stessi da sostenere, al variare
rispettivamente di Icu e di Icm, sono ben maggiori di quelli da riferire al
valore convenzionale estremo (0,2). Quindi tutte le situazioni, cioè anche
quelle relative alle classi di interruttori con Icu inferiori, sono da
considerare parte del problema, in quanto sussistono per esse livelli di
rischio non molto diversi. L’errore è stato segnalato e il testo sarà
probabilmente modificato.
[6] I progettisti non sono tenuti a conoscere il dettaglio
della norma CEI EN 60947-2, che tratta degli interruttori di protezione.
[7] C’è da chiedersi per quale motivo molti anni fa è stata
eliminata nei cataloghi, che descrivevano le prestazioni degli interruttori, l’indicazione
dei fattori di potenza al di sopra dei quali i poteri di chiusura e di apertura
erano da riferire. Qualche anno fa tale indicazione continuava a non comparire.
[8] Ciò non sembra ad es. necessario si debba chiedere per
quanto attiene alla tensione di esercizio, cui riferire i poteri di chiusura e
di apertura degli interruttori, in quanto la corrispondenza continua ad essere
correttamente trattata nei cataloghi dei costruttori.
[9]
Ad esempio nella determinazione della
composizione dei Gruppi di Lavoro preposti all’approfondimento di determinati
argomenti.
[10] Si sa che l’applicazione delle norme tecniche non è
obbligatoria, ma che non applicarle è pericolosissimo.
giovedì 21 agosto 2025
8. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE NELLA SELEZIONE DEGLI INTERRUTTORI DI PROTEZIONE DI BT IN CONDIZIONI DI APPLICAZIONE FUORI STANDARD
L’ambiente normativo ha
proposto, senza volerlo manifestare, la soluzione prevista nel mercato
nordamericano?
Le norme tecniche in vigore nel Nord
America prendono in seria considerazione la concreta possibilità che il fattore
di potenza della corrente di cortocircuito sia inferiore a quello convenzionale
previsto per le prove in laboratorio degli interruttori[1]. Le stesse norme tecniche forniscono
regole di comportamento nel caso le correnti ci cortocircuito siano
caratterizzate da un fattore di potenza inferiore a quello convenzionale. I
fattori convenzionali riportati nelle norme nordamericane non sono proprio gli
stessi che compaiono nelle norme CEI EN IEC.
Le norme nordamericane danno in proposito anche indicazioni sui valori
di declassamento del potere di interruzione nominale da considerare. Sono infatti
messe a disposizione dei progettisti e dei quadristi tabelle, che indicano il
declassamento da utilizzare nei casi critici in relazione al valore del fattore
di cortocircuito con cui ci si deve confrontare e consentono di scegliere
interruttori adeguati. Di seguito un
esempio di tabella[2].
|
Tavola - Fattori
di declassamento del potere di interruzione nominale degli interruttori |
|
|
|
|
|||||||
|
% P.F. |
X/R |
Poteri di
interruzione nominali |
|
|
|
|
|
|
|||
|
|
|
Interruttori scatolati |
|
|
|
Interruttori di tipo aperto |
|
||||
|
|
|
I < e = 10
kA |
I > 10
kA I < e = 20
kA |
> 20 kA |
|
Senza fusibili |
Con fusibili |
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
50 |
1,73 |
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
|
30 |
3,18 |
0,847 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
|
25 |
3,87 |
0,805 |
|
0,950 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
|
20 |
4,90 |
0,762 |
|
0,899 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
1,000 |
|
|
15 |
6,58 |
0,718 |
|
0,847 |
|
0,942 |
|
1,000 |
|
0,939 |
|
|
12 |
8,27 |
0,691 |
|
0,815 |
|
0,907 |
|
0,962 |
|
0,898 |
|
|
10 |
9,95 |
0,673 |
|
0,794 |
|
0,883 |
|
0,937 |
|
0,870 |
|
|
8,50 |
11,72 |
0,659 |
|
0,778 |
|
0,865 |
|
0,918 |
|
0,849 |
|
|
7 |
14,25 |
0,645 |
|
0,761 |
|
0,847 |
|
0,899 |
|
0,827 |
|
|
5 |
19,97 |
0,627 |
|
0,740 |
|
0,823 |
|
0,874 |
|
0,797 |
|
Tabella in vigore nel mercato nordamericano, riportante i fattori
di declassamento del potere di interruzione nominale degli interruttori in
funzione del fattore di potenza della corrente di cortocircuito.
Il criterio di formazione della
tabella sembra essere quello che ha ispirato i contenuti la guida italiana CEI
121-5. Probabilmente i costruttori di interruttori di BT statunitensi e
canadesi hanno eseguito prove in laboratorio e condotto ragionamenti tali da
garantire la bontà delle conclusioni esposte nella tabella.
Per dovere di informazione si deve
però anche enfatizzare il fatto che il criterio fornito per superare l’ostacolo
nella norma nazionale è stato pubblicato solo in seguito ad una forte richiesta
di chiarimento proveniente dall’esterno dell’ambiente normativo e che l’
ambiente normativo nazionale non ha mai fatto sapere di aver adottato la procedura
in vigore in Nordamerica. Peraltro è noto che le norme tecniche (ANSI, UL) in
vigore nel Nord America relative alla costruzione e alle prove degli
interruttori di protezione di bassa tensione sono diverse dalle norme IEC/EN/CEI,
come è noto che non è facile un confronto tra queste e quelle[3].
Il progettista e i quadristi in
Italia non devono certo assumersi la responsabilità di adottare la soluzione in
vigore nel Nord America, peraltro un po’ in sordina e non spontaneamente proposta
in alcuni documenti secondari del Comitato Elettrotecnico Italiano. Ciò quando gli
stessi esperti normatori in Italia non sembrano interessati al problema e ad
ogni suo approfondimento: la risposta data che ci sconcerta è che presso l’ambiente
normativo non si sente l’esigenza di ulteriori chiarimenti e che la situazione pertanto
può rimanere come sta.
[1] Già nell’anno 2001 presso l’American National Standard
(ANSI) si approvava il documento IEEE Std 242-2001 (Recommended Practice for
Protection and Coordination of Industrial and Commercial Power System), che in
Table 7-7 forniva i “Short-circuit current multiplyng factor for circuit
breakers”, indirettamente quindi i fattori di declassamento dei poteri di
interruzione per valori del fattore di potenza inferiori a quelli standard
previsti per le prove di laboratorio.
[2] Da “Power Distribution System”, EATON, August 2017,
Sheet 01 053.
[3] Per di più i valori dei fattori di potenza di prova in
cortocircuito per gli interruttori previsti dalle norme tecniche in vigore nel
mercato nordamericano sembrano risultare diversi da quelli previsti dalle norme
CEI (ad es. 0,15 contro 0,2) e non poco diverse risultano le tensioni di
esercizio degli impianti elettrici utilizzatori di bassa tensione rispetto a
quelle in vigore in Italia.