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venerdì 7 agosto 2026

Con il metodo del baricentro (6.3 di CEI 64-8/8) gli utenti della norma sono presi in giro?

 


A mio avviso la risposta al titolo è SI !

Secondo 6.3 della Parte 8 di CEI 64-8 il metodo del baricentro è utile per determinare la posizione del trasformatore e del quadro di potenza, per mantenere al minimo le perdite nelle condutture, per mantenere al minimo le distanze dai carichi principali, per ridurre la lunghezza e le sezioni dei conduttori, contenendo le cadute di tensione. Tali obiettivi sono elencati tra le righe del testo.
Nel testo dell’Allegato A si legge anche “Si raccomanda di posizionare il trasformatore o il quadro di distribuzione che alimenta questo gruppo di n carichi il più vicino possibile al baricentro di questi carichi.”

Propongo e proporrò di seguito di volta in volta con lo stesso titolo  le mie osservazioni che lo dimostrano.
Prima osservazione
Il normatore non ha le idee chiare sul posizionamento del trasformatore e del quadro di potenza. All’inizio di 6.3 ci si riferisce “alla posizione del trasformatore e del quadro di potenza” e successivamente nell’Allegato A ci si riferisce alla posizione de “il trasformatore o il quadro di distribuzione” .In un caso vale la congiunzione “e” e in un caso vale la congiunzione “o”. Si tratta di due elementi ben distinti, che non possono non essere considerati separatamente. Ad esempio nella guida CEI 121-5 si riporta l’esempio di una conduttura a valle di un importante trasformatore MT/BT lunga 100 m ( 5 x 240 mm2 per fase ), non certo trascurabile nel nostro contesto.
Nel proporre il metodo del baricentro la norma non considera tale distinzione, commettendo un presunto primo errore, già esposto nell’articolo ( https://www.electroyou.it/gtedeschi/wik ... ei-carichi ) a disposizione dei lettori di EY. Il presunto errore riguarda proprio il fatto che la norma nel proporre il metodo omette di tener conto della conduttura che alimenta il quadro principale. Si tratta con grande evidenza della conduttura più importante per energia in transito.
Seguiranno prossimamente altre puntuali osservazioni.


 

martedì 7 luglio 2026

PROPOSTA PER COLMARE IL BUCO NERO CHE SEMBRA INGUAIARE LA VERIFICA TERMICA DEI QUADRI ELETTRICI DI POTENZA COME PREVISTA DALLA NORMA CEI EN IEC 61439

 

Con riferimento al buco nero, a nostro avviso presente nella norma e nella guida CEI, che trattano la verifica termica dei quadri elettrici, in conformità con lo spirito prudente, che sempre ha ispirato e deve ispirare i contenuti dei documenti normativi, che, ricordo, trattano primariamente la sicurezza degli impianti elettrici, ci chiediamo se non sia il caso  di inserire finalmente nel testo della norma CEI 64-8 un articolo che segnali almeno il rischio, che abbiamo in passato trattato e che mi risulta non sia mai stato rappresentato.

Ecco di seguito in corsivo un possibile testo dell’articolo, che proponiamo, eventualmente da perfezionare.

Ai fini delle valutazioni relative al riscaldamento dei quadri elettrici e delle condutture elettriche di potenza si deve tener conto che in corrente alternata per i circuiti derivati da un circuito principale di alimentazione la somma algebrica delle correnti insistenti nei circuiti derivati può essere superiore alla corrente circolante nel circuito principale di alimentazione, a causa del sempre possibile e quasi naturale sfasamento nel tempo delle correnti circolanti nei circuiti derivati.

Tale aspetto di non poco peso, incomprensibilmente ancora non preso in considerazione dall’ambiente normativo, ancorchè già segnalato, non riguarda il solo riscaldamento dei quadri elettrici, ma riguarda anche il mutuo riscaldamento delle condutture, ognivolta che nella stessa conduttura coesistono cavi di alimentazione di un nodo elettrico e cavi in uscita dallo stesso nodo. In tal caso non si può far riferimento ad una possibile limitazione della somma delle correnti circolanti dei circuiti derivati, in quanto giustificata dalla taratura della protezione da sovraccarico del circuito di alimentazione.

Costerebbe poco e sembrerebbe dovuto! Perché non si fa? Giusto ?

lunedì 8 giugno 2026

Proposta di modifica per l'allegato C della Guida CEI 121-5 a proposito della verifica termica del quadro



Voglio solo segnalare come non sia accettabile la proposta che un documento di grande valenza come una guida nazionale proponga come esempio al suo pubblico che una verifica, che si attua mediante l’esame del risultato di una disequazione, sia considerata positiva, quando il suo membro calcolato risulta inferiore rispetto a quello fisso di solo uno 0,5% circa del valore di ciascuno dei due membri sotto verifica. 
Nel caso dell’Allegato C di CEI 121-5 la disequazione recita : 420 W (potenza dissipabile dall’involucro che si intende usare per il quadro) maggiore di 417,73 W (potenza calcolata come totale potenza dissipata all’interno del quadro dai componenti previsti).
Oltre alle molteplici considerazioni negative, più o meno importanti, che si possono produrre, basti quella che propongo di seguito per dimostrare che quanto proposto dalle guide deve sempre essere valutato con spirito critico da chi le usa.
Il calcolo della potenza dissipata nei conduttori all’interno del quadro è basato sull’assunzione che la conducibilità elettrica vale 56 m /(ohm . mm2) e questo valore, anche se non esplicitamente dichiarato, deve essere riferito a 20 °C. In realtà ogni costruttore di cavi definisce per essi la resistenza per km a 20 °C ed è questo valore a cui si deve guardare prudenzialmente. Per esempio nel caso di un conduttore da 1,5 mm2 la resistenza massima per km a 20 °C consentita dalla norma tecnica sui conduttori è pari a 13,7. La resistenza massima per km a 20 °C che invece risulta applicando il valore della conducibilità elettrica assunto dalla guida nell'Allegato C risulta 11,9. Il primo valore supera il secondo di circa il 15%. Se si può estendere la validità di questo risultato anche alle sezioni di cavo superiori, un calcolo prudente della potenza da dissipare all’interno del quadro, anche solo di un terzo della potenza complessiva da dissipare calcolata, cioè pari a 417,73/3 W, restituirebbe un valore pari a circa 438 W (417,73 + 0,15 x 417,73/3), ben maggiore di 420 W. 
Il quadro proposto non risulterebbe a norma. Serve pertanto un involucro con una prestazione superiore.
Io ritengo che delle ipotesi più puntuali andrebbero enunciate nelle guide o almeno dei calcoli più prudenti andrebbero proposti per rispetto del rango dell’ente, che le pubblica, e dei lettori che le acquistano e che ad esse si affidano. 
La regola d'arte è e rimarrà sempre qualcosa in più della norma tecnica?
Forse qualche esperto, che si sta adoperando alla pubblicazione della nuova edizione della guida CEI 121-5, relativa alla costruzione a regola d'arte dei quadri elettrici, può  considerare di migliorare l'allegato C? 
Da molti mesi si è chiusa la fase di inchiesta pubblica della guida e siamo in attesa della pubblicazione della nuova edizione, si spera, migliorata.
Ho scritto anche un articolo sempre in Elettroyou ( EY ) che tratta un importante limite della guida CEI 121-5, che si può leggere in  https://www.electroyou.it/gtedeschi/wiki/un-buco-normativo-nella-norma-cei-en-iec-61439-1-nella-verifica-termica-dei-quadri-elettrici. 

domenica 31 maggio 2026

CEI 121-5, ATTENZIONE ! La verifica termica presentata nell’allegato C appare fuorviante.

 

A parte il buco normativo di non poco conto, che abbiamo voluto segnalare martedì 5 maggio 2026 in questo blog con il titolo  “Verifica termica prevista dalla norma CEI EN IEC 61439-1 e 2 zoppa?”, altre situazioni negative possono essere riscontrate e sono a chiedere in proposito se è giusto preoccuparsi di farlo, come sto tentando di fare.

Perché non chiedere che le cose migliorino? Sto esagerando?
La guida CEI 121-5 nell’Allegato C conclude che la verifica termica del quadro in esame è superata in quanto la potenza, che la carpenteria del quadro adottata è in grado di smaltire, è pari a 420 W ( ex costruttore della carpenteria ) e in quanto la potenza dissipata all’interno del quadro ( ex calcoli sviluppati nell’esempio) risulta di 417,73 W, e in quanto quest’ultima risulta inferiore alla prima (420 W).

A me non pare il caso che una guida a carattere nazionale approvi una simile situazione, quasi al limite, in particolare senza precisare le ipotesi/semplificazioni adottate, che, se pur di non grande peso, quanto però nel caso specifico determinanti, non dovrebbero, almeno dal punto di vista generale, formale e didattico, essere trascurate.
Ad esempio se ipotizziamo mediamente pari a 7 W il consumo di targa di un TA da 800 A/5 A (tradizionale, meno costoso), possiamo attribuire ad ogni TA un consumo relativo a 630 A ( In del quadro ) pari a 4,34 W. I TA sono 3, per cui la potenza da mettere in conto è già di 13 W. Una quindicina di watt da smaltire pertanto si dovrebbero metter in conto tenendo conto dei TA e dell’analizzatore di rete. Pertanto la conclusione positiva presentata nell’Allegato C della guida CEI 121-5 sembra fuorviante e non accettabile.
Presentare i risultati dei calcoli in tutta generalità con la precisione del centesimo di watt e accettare la verifica della disequazione con un ridottissimo margine di sicurezza (2,27 W, 0,5%) da un lato e allo stesso tempo dimenticare del tutto la presenza dei TA e dell’analizzatore di rete (3,5 %) già qualifica l’esempio fornito dalla guida non proprio all’altezza dell’ente che lo ha prodotto. Si tenga poi anche conto di quanto l’ambiente normativo suggerisce oggi in proposito e cioè di prevedere la misura di corrente per tutti i circuiti più importanti.
Di un altro contributo alla potenza da dissipare, molto più significativo ai fini della verifica termica, che ci sembra mal/erroneamente valutato (a sfavore della sicurezza !) nell’esempio proposto nella guida, si potrebbe ancora dire e lo diremo.
Tutto ciò dovrebbe giustificare la pretesa di una maggior cura/attenzione nella emissione della guida. Quali sono le ragioni della, a mio avviso, insufficiente qualità del prodotto?

 

sabato 18 aprile 2026

Note critiche all’allegato C di CEI 121-5 “Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi”. Parte 1

 L’allegato C della guida si riferisce chiaramente ad un quadro elettrico posto a valle (8 m, utenza n. 11) di un trasformatore in resina da 400 kVA. Noi riteniamo che il contenuto dell’allegato C non sia all’altezza di un documento prodotto dall’ente normativo nazionale per più ragioni.

1.     Nell’allegato C si ammette che per il quadro descritto non sia necessario provare in uno dei modi previsti dalla norma CEI EN 61439-1[1], che esso risulta in grado di resistere al cortocircuito, in quanto la corrente di cortocircuito presunta Icp nel punto di installazione del quadro risulta pari o inferiore a 10 kA (pag. 83), esattamente pari a 9.284 A (pag. 89). A noi risulta che un calcolo prudenziale conduca ad un valore superiore a 10 kA (prese di regolazione della tensione del trasformatore, tolleranza sul valore della tensione di cortocircuito del trasformatore, maggiorazione della tensione impressa del 5%, … ). L’esempio fornito dalla guida risulta fortemente fuorviante per gli utilizzatori della guida meno preparati, indotti a credere che per un quadro posto a valle di un trasformatore da 400 kVA non ci si debba preoccupare di dimostrarne la tenuta al cortocircuito della barratura principale .

2.     Si afferma a pag. 95 che il quadro presenta una Corrente Nominale di Cortocircuito condizionata pari a 17 kA. In base a quale ragione si fornisca tale valore non è chiaro. L’interruttore generale del quadro con In pari a 800 A non è in genere in grado di limitare il primo picco di corrente entro i 17 kA.

3.     Non si è applicata la nota di tab. 1 della norma CEI 61439-1, la quale avverte che in prossimità dei trasformatori MT/BT si deve controllare il valore del fattore di potenza, FdP,  della corrente di cortocircuito, in quanto questo risulta in genere inferiore a quello convenzionale cui sono provati gli interruttori al variare del loro potere di interruzione, PI.  Ciò comporta una scelta errata/da giustificare di tutti gli interruttori, ma in particolare per gli interruttori delle utenze 11 e n. 12, con PI pari a 10 kA, il cui FdP di riferimento per il PI è pari a 0,5 mentre il FdP della Icp è molto inferiore. Comunque per l’utilizzo di tutti gli interruttori a nostro avviso devono essere interpellati i costruttori, in quanto sono impiegati su valori del FdP inferiore a quello di prova, per il quale è garantito il corretto funzionamento. Ciò vale anche per gli interruttori scatolati e per l’interruttore generale. L’esempio prodotto nella guida risulta pertanto fuorviante per gli utenti della guida meno preparati.



[1] CEI EN 61439-1, Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione – Prescrizioni generali

giovedì 2 aprile 2026

Quando un quadro elettrico non provato al cortocircuito può essere installato?

 

Pare che secondo la norma tecnica applicabile un quadro elettrico non provato al cortocircuito possa essere installato

a)    quando la corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione è minore di 10 kA, 

oppure

b)    quando ha in ingresso un dispositivo di protezione che limita a 17 kA la corrente di picco in corrispondenza del suo potere di interruzione o in corrispondenza della corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione,

oppure

c)     quando è installato a monte del quadro un dispositivo di protezione in grado di limitare a 17 kA la corrente di picco della corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione.

A me sembra errata questa formulazione in quanto le due condizioni a) e b) o a) e c) devono essere soddisfatte contemporaneamente. Almeno se vogliamo dare una giustificazione tecnica alla disposizione normativa. Ciò in quanto spesso non vale la regola che, quando la corrente di cortocircuito è pari a 10 kA, la corrente di picco corrispondente è inferiore a 17 kA. Ciò è vero solo se il fattore  della corrente di cortocircuito è inferiore o uguale a 0,5. Ricordo che 0,5 è il valore del fattore di potenza convenzionale con cui vengono testati gli interruttori automatici di protezione per determinarne il potere di interruzione per la classe di potere di interruzione fino a 10 kA. La realtà impiantistica non rispetta certo questa convenzione.

E’ significativo al fine di dare ragione alla mia non trascurabile affermazione esaminare con attenzione il caso descritto nell’allegato C della guida CEI 121-5 in vigore. Esso descrive un quadro con In pari a 630 A, per il quale la guida non prevede, a mio avviso erroneamente, la necessità di eseguire le prove di corto circuito. Faremo questo esame prossimamente e dimostreremo come l'esempio possa risultare fuorviante per gli utenti della norma e della guida.


giovedì 26 dicembre 2019

Sempre sul cosfi di corto circuito cui riferire il PI degli interruttori


Ecco cosa si poteva leggere un bel po' di anni fa nei documenti IEEE. Niente di simile si può dedurre alla lettura della norma CEI 64-8. Ciò nel silenzio in proposito dei costruttori.
"These multiplying factors are based on calculated values for peak currents rather than  ( piuttosto che ) on laboratory tests. Individual manufacturers may have additional information.

For example, consider a 225 A MCCB with an interrupting rating of 35 000 A to be applied on a circuit with a short-circuit availability of 24 000 A and a power factor of 10%. Select the multiplying factor of 1.13 and multiply the 24 000 A short circuit by it to arrive at the new short circuit of 27 100 A. In this case, the MCCB is suitable for the 27 100 A short circuit because of its 35 000 A rating."

Il fatto importante è che nel mercato americano la procedura è codificata.

domenica 29 aprile 2018

Interruttori automatici BT a valle dei trasformatori

Sappiamo che i costruttori di interruttori mettono a disposizione con dovizia interruttori automatici per BT atti a interrompere correnti di corto circuito elevate con cosfi pari a 0,2 e non meno.
A valle dei trasformatori da una certa taglia in su i cosfi delle correnti di corto circuito sono ben inferiori a 0,2.
Pertanto tutti i quadri elettrici che si trovano a valle di tali trasformatori sono forse a norme CEI, ma non rispondono, progettualmente parlando, alla regola d'arte. La loro installazione non è sicura.
Ho trovato casualmente che esiste sul mercato un interruttore il cui cosfi di riferimento per poteri di interruzione superiori o uguali a 100 kA è pari a 0,15.
Quindi i progettisti oltre che essere chiamati a rispondere di non corretta progettazione, potrebbero non poter produrre la scusante che non esistono interruttori automatici adeguati per le applicazioni sopra richiamate, che sono numerose.
Ricordo che i fusibili possono aver un cosfi di riferimento pari a 0,1.
Allego le caratteristiche dell'interruttore MASTERPACT che per PI pari a 100 kA presenta un cosfi "normalizzato" di 0,15.


domenica 23 ottobre 2016

Norma CEI 64-8/8-1 Efficienza energetica Un errore ?

Nel documento ufficiale pubblicato di recente come norma CEI 64-8 sulla efficienza energetica da garantire per gli impianti elettrici, si rileva un errore, che fa pensare che nessuno abbia letto certe parti della norma prima della sua pubblicazione in inchiesta pubblica come durante il periodo di inchiesta pubblica.
A Padova in occasione dell'ultimo incontro tecnico tenuto dal CEI nessuno ne sapeva niente.
Per ulteriori informazioni rimando al seguente indirizzo.

http://giancarlotedeschi.blogspot.it/
Ho come l'impressione che ci siano nell'allegato A altri errori. Invito i colleghi a leggerlo con attenzione.

mercoledì 2 dicembre 2015

Il mistero del cosfi : il CEI praticamente ammette il problema ?

Ho scritto molto sul problema del cosfi.
Moltissimi quadri elettrici di potenza in uso sono insicuri in quanto gli interruttori automatici non sono utilizzati nell'ambito delle prestazioni garantite dal costruttore.
Non sono stati recepiti i miei sforzi di far inserire nella norma tecnica una semplicissima regola di progettazione che preveda che il progettista verifichi oltre all'adeguato potere di interruzione che anche il cosfi della impedenza di corto circuito dell'impianto sia inferiore  o al massimo uguale a quello di prova dell'interruttore, cioè a quello per il quale il costruttore lo garantisce.
E' assodato che un uso improprio sotto l'aspetto predetto non è a regola d'arte : già nel 1999 l'ing. Alberici, allora Segretario Tecnico del CEI, lo aveva ammesso pubblicamente.
Se scoppia l'interruttore sotto agli occhi di chi lo chiude su corto circuito o se lo scoppio innesca un incendio che distrugge il Power Center, di chi la colpa !!  Non c'è dubbio alcuno : senz'altro del progettista o dell'installatore o del quadrista secondo la situazione.  Io proporrei di coinvolgere nelle responsabilità anche l'Ente Normatore, visto che era a conoscenza del problema e che nulla ha fatto per risolverlo e visto che in molte situazioni i professionisti non lo possono risolvere a meno di scelte che sembrano almeno in Italia tecnicamente improponibili.
Chiederei in proposito di arrivare dopo decenni almeno ad un chiarimento!
Comunque qualche imbarazzo da parte del CEI sembra sussistere.
Prego i colleghi di esaminare il paragrafo 5.1.3 della norma CEI 0-21 in vigore. Insieme ai valori della corrente di corto circuito massima da considerare la norma propone di "considerare ?" anche il fattore di potenza. delle stesse correnti di corto circuito. Cosa si vuol dire ??
Vi prego di considerare anche la figura 6 riportata al paragrafo 7.4.4 della stessa norma, che rappresenta la situazione concessa dalla norma, per cui è possibile l'installazione fino a 3 Dispostivi Generali di Linea ( DGL ), ciascuno a protezione di una singola linea di utenza, in alternativa al DG.
Approfondiremo la questione in un prossimo futuro, appena ne avrò il tempo.
Anticipo solo che vedo in questa precisazione ( tabella ) del Distributore e del CEI  una mossa eseguita in parte anche per liberarsi di una quota di responsabilità sul problema che dal 1999 ho sollevato pubblicamente.
Ricordo solo che il calcolo del cosfi è una azione che i progettisti sanno fare bene e che ne valorizza il ruolo. 

domenica 30 agosto 2015

Il costo discutibile delle guide CEI


Il costo discutibile delle guide CEI

Ho considerato la guida  CEI 121-5 ( 2015-07 ), Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi, ediz. CEI, 166 pagine, di recentissima pubblicazione, il cui costo è di 96,00 euro e in particolare la sua pag. 110. Il contenuto di tale pagina è di circa ( 30 righe  x 96 caratteri/riga ) 2880 caratteri.  Risulta per la guida CEI un costo per facciata pari a 0,578 euro.

Ho considerato il testo Quadri Bassa Tensione, ediz. TNE, 324 pagine, di meno recente pubblicazione ( 2014 ), il cui costo è di 37,50 euro e in particolare la sua pag. 264. Il contenuto di tale pagina è di circa  ( 31 righe  x 88 caratteri/riga ) 2728 caratteri. .  Risulta per il testo TNE un costo per facciata pari a 0,116 euro.

Le due facciate mi sono sembrate di massima tra loro confrontabili. Si potrà comunque ripetere il confronto per altre pagine.

Non sono entrato nel merito della sostanza e qualità dei contenuti delle pagine confrontate. Tale importante confronto potrà essere oggetto di future significative considerazioni.

Non si può non notare che il costo del documento edito dal CEI ha un costo circa cinque volte superiore a quello del testo edito da TNE.

Al di là di un confronto di merito sui contenuti, che posso anticipare, a mio parere, nettamente a favore del testo TNE, ritengo che la situazione descritta sia intollerabile e meriti una tempestiva riflessione/approfondimento e un aperto pubblico dibattito/discussione.
Prego i colleghi di verificare i calcoli effettuati e di estenderli ad altre pagine e ad altre guide e resto in attesa di commenti.
 

domenica 29 marzo 2015

Convegno CEI 24 marzo 2015 a Padova - Istanza su corrente di corto circuito e relativo cosfi

Nel "Blog dell'ing. Tedeschi" è stata riportata l'istanza che l'ing. Tedeschi ha rivolto ai relatori e al Direttore Tecnico del CEI in occasione del Convegno CEI tenutosi il 24 marzo 2015 a Padova sul rischio non denunciato nella norma CEI 64-8 di errato utilizzo degli interruttori automatici

martedì 3 marzo 2015

Commento alla nuova Guida del CEI sull'applicazione delle norme CEI EN 61439 -1 e CEI EN 61439-2,integrazione 1


Nuova norma CEI EN 61439-1 e CEI EN 61439-2

Osservazioni alla “GUIDA ALLA NORMATIVA APPLICABILE AI QUADRI ELETTRICI DI BASSA TENSIONE E RIFERIMENTI LEGISLATIVI”- Integrazione n. 1

Quanto segue è da riferire esclusivamente all’allegato E della guida ( verifica termica dei quadri per confronto ).
Non ho trovato nella norma CEI EN 61439-1 il punto 10.40.3 ( 32 ) richiamato nelle conclusioni dell’allegato; il riferimento sembra errato.
Non si richiama nell’allegato il punto g ) di 10.10.3.2 della norma CEI EN 61439-1, per il quale il quadro da verificare deve avere “lo stesso o inferiore numero di circuiti in uscita per ogni scomparto”. Ciò non è verificato per il terzo scomparto dei quadri da confrontare, per cui “sembrerebbe” contraddetto l’esito positivo affermato nelle conclusioni ( 33 ).
Nella guida si è fatta una semplificazione pericolosa, senza indicarne i limiti.
Infatti nell’esempio presentato nella guida manca il richiamo all’effettuazione di una verifica fondamentale richiesta dalla norma CEI EN 61439-1 al suo punto  f), che al riguardo dei requisiti che i quadri devono possedere recita: “avere la stessa o minore potenza dissipata nello stesso scomparto di quella usata per la prova;” l’estensore della guida non ha eseguito il confronto del terzo scomparto ( sezione C ) del quadro in prova con il terzo scomparto provato, come richiesto, ma l’ha eseguito con il secondo scomparto, per risparmiarsi forse la fatica di calcolare la potenza in dissipata nel terzo scomparto provato. Con ciò si è commesso un errore, non tanto nel caso specifico in esame, quanto di procedura in generale.
Se infatti l’utente della guida seguisse passo passo la procedura illustrata nella stessa, potrebbe incappare in un errore. Se la guida non ripete minuziosamente quanto la norma chiede, necessariamente ne risulta la possibilità di indurre in errore l’utente, che non sempre conosce i dettagli della norma specifica, non sempre ha il tempo per farlo e che non sempre è in grado di tener presente e soprattutto di ben valutare tutte le condizioni al contorno che devono accompagnare il confronto.
La norma chiede di verificare che ogni scomparto da verificare dissipi meno potenza del corrispondente scomparto provato. Quindi globalmente il quadro e puntualmente ogni scomparto deve essere secondo la norma per tale aspetto confrontato. Ciò non è stato fatto dall’estensore della guida, né colpevolmente si è fatto cenno in generale alla necessità di farlo.
Se nell’esempio proposto dalla guida il terzo scomparto provato fosse risultato poco significativo in quanto a potenza dissipata al suo interno e le potenze dissipate nei primi due scomparti in precedenza confrontati fossero risultate poco diverse tra loro, cioè quelle relative agli scomparti in esame di poco inferiori rispetto a quelle relative agli scomparti provati, l’esito della verifica non avrebbe subito modifiche e si sarebbe concluso ancora positivamente, con molti dubbi invece sulla reale fondatezza di un tale giudizio.
In effetti, come sopra ipotizzato, si potrebbe verificare il caso che i due quadri di uguali dimensioni e simili per tanti altri aspetti, presentino nei primi due scomparti potenze dissipate tra loro poco diverse, mentre la potenza dissipata nel terzo scomparto da verificare potrebbe superare in modo apprezzabile quella relativa al terzo scomparto provato, alterando così in misura significativa i flussi dello smaltimento di calore verso l’esterno. Per entrare ancor più nel dettaglio si può pensare che il contenimento della sovratemperatura, nel secondo scomparto provato, nell’esempio esposto nella guida, sia di 20°K, in quanto il terzo scomparto contiguo, sede di poca potenza dissipata, richiama al suo interno una parte apprezzabile del calore prodotto nel secondo scomparto. Ma una tale favorevole situazione non potrebbe invece riconoscersi nel caso del quadro da esaminare, il cui terzo scomparto potrebbe risultare sede di una più consistente potenza dissipata.
Nella guida la procedura presentata deve essere modificata, in quanto fuorviante. Il confronto, se fatto per singoli scomparti, deve e essere eseguito per tutti gli scomparti che compongono il quadro, in modo tale che sia verificata sia la condizione che la potenza dissipata in tutto il quadro è per il caso in esame inferiore a quella del quadro provato e che la stessa condizione è verificata anche per ogni singolo scomparto.
Ritengo che non sia grave che a qualcuno sfugga qualche errore e imprecisione, ma è inammissibile che non ci sia un controllo a valle in grado di eliminare tali errori e imprecisioni, almeno per la gran parte.

domenica 1 marzo 2015

Commento alla nuova Guida del CEI sull'applicazione delle norme CEI EN 61439 -1 e CEI EN 61439-2


Nuova norma CEI EN 61439-1 e CEI EN 61439-2

Osservazioni alla “GUIDA ALLA NORMATIVA APPLICABILE AI QUADRI ELETTRICI DI BASSA TENSIONE E RIFERIMENTI LEGISLATIVI

Propongo le seguenti osservazioni personali che sottopongo all’attenzione dei lettori, che suppongo dispongano del documento soprarichiamato. In corsivo compaiono le segnalazioni di presunte/i manchevolezze, imprecisioni, contraddizioni ed errori. Le osservazioni sono numerate (1), (2),….   .

Il documento, cui si riferiscono le osservazioni, è in fase di inchiesta pubblica come progetto.

Già alla lettura del titolo si può verificare la poca attenzione con la quale il testo di prima pubblicazione proposto è stato fino ad oggi curato (1).

Dopo aver letto con attenzione alcune parti del documento esprimo un giudizio negativo sul suo contenuto.  Penso, una volta ancora, alla ricaduta negativa che alla pubblicazione di un tale documento, se pur in inchiesta pubblica, ne consegue per l’immagine del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano. Ritengo che i tecnici, come me, non dovrebbero accettare supinamente la pubblicazione di documenti ufficiali di così bassa qualità senza lamentarsi, visti i relativi elevati costi, non solo in termini di euro, ma anche di tempo speso per la loro lettura e il loro approfondimento.


Esamino in questa sede l’allegato E ( pagg. 142 - 152 ), che propone un esempio di verifica delle sovratemperature con il  confronto ( derivazione ) Norma CEI EN 61439-1 – par. 10.10.3 .

Si tratta di verificare l’idoneità termica di un nuovo quadro utilizzando il “confronto con configurazioni similari verificate con prove”.

Si esamina un quadro a tre scomparti equipaggiato con n. 15 interruttori automatici con RDF (Rated Diversity Factor) pari ad 1.

Della didascalia che accompagna le Fig. E.1 e Fig. E.2 si fa fatica a riconoscere l’appropriatezza dell’uso del termine “SCHEMA SINOTTICO …. ”, che non abbiamo mai constatato essere usato in relazione alle rappresentazioni, cui nella guida esso viene riferito ( 2 ). Nelle due figure si vedono infatti primeggiare per le due costruzioni da confrontare gli schemi unifilari e i due fronti quadro, questi con anche l’indicazione del percorso interno seguito dalle sbarre. Ciò giustamente per dimostrare/confortare la similarità delle due configurazioni in esame. 

Si enfatizza nel titolo delle Fig. E.1 e Fig. E.2 un dettaglio e si trascura invece di dire che in esse sono presenti anche gli schemi elettrici dell’apparecchiatura, rispettosi della collocazione degli interruttori al suo interno. Per di più mentre in fig. E.1 sul fronte quadro è presente una semplice linea tratteggiata, che dovrebbe rappresentare lo “schema sinottico” dei collegamenti realizzati con le sbarre all’interno dell’apparecchiatura, in Fig. E.2 sono disegnate invece proprio le sbarre che stanno all’interno, per cui in questa situazione si perde ogni traccia effettiva dello schema sinottico, cui il titolo continua contraddicendosi a fare riferimento.

Ecco altri rilievi.

In Fig. E.1 ci si riferisce ad uno “scomparto” e corrispondentemente in Fig. E.2 ad un “quadro” ( 3 ).

Le indicazioni relative alla conformazione delle sbarre sono date incoerentemente nello schema unifilare nell’un caso e nel fronte quadro nell’altro ( 4 ), tanto che gli estensori della guida non ci sono accorti che le caratteristiche indicate risultano tra loro nei due casi notevolmente diverse ( Cu, n. 1, 100 x 5 mm e Cu, n. 2, 80 x 10 mm ), contrariamente a quanto successivamente nello stesso allegato E supposto e scritto ( 5 ). E solo in uno dei due casi si indica la corrente nominale delle sbarre ( 6 ), che poi non è quella da riferire, al di là della contraddizione evidenziata, alla soluzione effettivamente confermata ( 7 ).

Si ha l’impressione che l’esempio del confronto, che la norma presenta, sia stato messo in piedi in tutta fretta senza il minimo controllo da parte di chicchessia.

Fa oltremodo specie anche che nell’esempio di confronto proposto sia stato alla fine adottato un sistema di sbarre ( Cu, n. 1, 100 x 5 mm ), che non sembra adeguato alla situazione, cioè mal dimensionato ( 8 ), che nessuno se ne sia accorto e che il documento sia stato presentato in inchiesta pubblica con un tale vistoso errore. Mi ripeto: si ha l’impressione che non esista un effettivo ed efficace controllo del contenuto pubblicato nelle guide ( non tutte per fortuna !! ).

Giustifico di seguito il cattivo dimensionamento del sistema di sbarre adottato. Valutando la portata delle sbarre nude di sezione 100 x 5  mm in  702 A con ΔT 15 °C ,  Tsbarra 70 °C, Tamb 55 °C, e anche applicando un coeffciente di correzione pari a 2,03 dovuto ad una situazione ambientale e di funzionamento diversa, cioè più favorevole (  Tamb 40 °C e Tsbarra 90 °C ), la stessa portata salirebbe a 1425 A  insufficiente a coprire la corrente nominale del circuito di ingresso all’apparecchiatura : 1600 A e 1800 A nei due casi. Queste valutazioni sono state fatte usando le tabelle e il grafico presenti a pag. 80 dell’ultima aggiornata edizione del prezioso volume TNE, Quadri Elettrici, di V. Carrescia e V. Scarioni.

Nella Fig. E.1 e E.2 le indicazioni di dettaglio, che accompagnano gli schemi e i fronti quadri non sono le stesse ( 9 ) ( ad es. nel fronte quadro compaiono le sigle degli interruttori ( Q10, …. ) in un caso e le correnti nominali degli interruttori nell’altro, ……………………..    ), anche se di massima non in contraddizione.

Incomprensibilmente sono indicate in Fig. E.1 due posizioni di “ARRIVO CAVI DI ALIMENTAZIONE” ( 10 ), quando è evidente che l’apparecchiatura dispone di un solo circuito di alimentazione.  Ancora un refuso?

Le dimensioni delle due apparecchiature in esame sono identiche e non diverse ( 11 ), come si afferma successivamente ( al punto c di pag. 145, 148 e 151 ) in una delle considerazioni proposte dagli esperti estensori della guida per affermare la positività della verifica.

Si usano i termini “sezione” e “scomparto” senza ben definirne, almeno nell’allegato stesso, le eventuali differenze ( 12 ). Sembra che le sezioni A, B e C coincidano, ordinatamente da sx a dx, con gli scomparti della sola apparecchiatura sotto esame. Si tratta in effetti di confrontare il comportamento termico di scomparti similari di distinte apparecchiature.  Gli scomparti da confrontare possono trovarsi situati anche in posizione sequenziale diversa all’interno delle due predette apparecchiature. Nel caso in esame il primo scomparto dell’apparecchiatura viene confrontato con il corrispondente primo scomparto dell’apparecchiatura provata. Il secondo e terzo scomparto dell’apparecchiatura in esame vengono invece entrambi confrontati con lo stesso secondo scomparto dell’apparecchiatura provata.  Quest’ultimo particolare potrebbe sfuggire ad una lettura frettolosa della guida.  

La verifica termica di conformità alla norma proposta nell’allegato E viene effettuata per confronto delle prestazioni di singoli scomparti, tra quelli da esaminare e quelli provati. Gli assunti su cui si debba fondare la validità di questo criterio non sono però, a mio avviso, convenientemente approfonditi ( 13 ).

Ci si chiede se sia corretto che la guida suggerisca di eseguire la verifica termica di una apparecchiatura affrontando il confronto per singoli comparti, e non sull’insieme dell’apparecchiatura, senza almeno indicare chiaramente i limiti legati ad una tale applicazione e tutti i vincoli da ben considerare.

Aggiungo in proposito la nota che segue. Non sembra si possa assumere come valido ed esaustivo il confronto tra due scomparti, se non accompagnato da indicazioni e da approfondite valutazioni sul regime termico degli scomparti vicini nelle particolari situazioni, cui si fa riferimento. Nello studio proposto nell’allegato E non si dice che per la validità del confronto si devono valutare con attenzione anche i flussi termici che si manifestano tra gli scomparti e non si indicano e illustrano le modalità con cui affrontare l’esame, nè le condizioni che sotto questo aspetto si devono verificare.

Nel punto d) di pagg. 145, 148 e 151 si accenna invero alla necessità di dover valutare la presenza o meno ai lati degli scomparti in esame di altri scomparti. Questo aspetto avrebbe però meritato un maggior approfondimento nella guida, definendo meglio gli errori, in cui si può incorrere trascurandone la valutazione.

Il titolo di Figura E.3, E.4 ed E.5 non sembra del tutto chiaro/appropriato ( 14 ). Non viene infatti rappresentato solo lo schema degli scomparti a confronto, ma anche il fronte quadro e non è chiaro/definito, come già detto, a chi riferire le sezioni A, B e C.

Per la fig. E.3, relativa alla sezione A, lo schema dello scomparto in esame a pag. 144 è incompleto ( 15 ).

Di seguito si trattano nel caso del confronto proposto dalla guida, sempre per le sezioni A, B e C, alcuni altri aspetti/condizioni che sono state/i in essa considerati/e per confermare l’esito positivo della verifica; verifica che, ricordo, viene effettuata allo scopo di “poter asserire che il quadro è una derivazione della configurazione provata”.
I punti f) di pagg. 145, 148 e 151 non sono chiari ( quadro, scomparto, entrambi ?? ) (16).

Per il punto a) relativo alla sezione A a pag. 144 si dovrebbe meglio scrivere “l’apparecchio principale” e non semplicemente l’apparecchio, visto che gli apparecchi in entrambi gli scomparti sono più di uno ( 17 ).

C’è contraddizione nella definizione delle sbarre tra Fig. E.3 ed Fig. E.2, come già segnalato.

Piccole feritoie di ventilazione ( IP30, filo di diametro sicuramente inferiore o uguale a 2,5 mm ) in generale si potrebbero definire tali e non proprio aperture.

Non risulta vero dall’esame di quanto reso disponibile che le dimensioni degli scomparti da considerare sono diverse ( 18 ) : maggiori per lo scomparto sotto esame ( punto c) dell’elenco di pagg. 145, 148 e 151.

Non risulta vero dall’esame di quanto reso disponibile che le forme costruttive degli scomparti sono diverse ( 19 ):  forma 1 e forma 2 ( punto e)  dell’elenco di pagg. 145, 148 e 151 .

Il punto f) è espresso in maniera un po' involuta in pagg. 145, 148 e 151( 20 ).

Il titolo di tabella E.1 e di tutte le tabelle dello stesso tipo, cioè E.2, E.3, E.4, E.6 e E.7, non sembra corretto; esso trae in inganno ( 21 ). Infatti non riporta la “potenza dissipata nello scomparto”, in quanto manca nell’elenco riportato sicuramente la potenza dissipata nelle sbarre e nei conduttori.

Le sbarre in tutti gli schemi unifilari presenti sono male indicate, sono trifasi con neutro e non bifasi come rappresentato in tutte le figure ( 22 ).

Non si può non notare che la potenza dissipata dai componenti nelle tabelle E.1, E.2, E.3, E.4, E.6 e E.7 ( ultima colonna a destra )  viene indicata con due cifre decimali, con approssimazioni anche del 2 per 10.000 ( 23 ).  Ciò abbassa il livello scientifico/tecnico dell’elaborato. Si pensi al grado di approssimazione, molto modesto, con il quale ci si muove nella valutazione di tante condizioni a contorno.

Sono presenti due tabelle E.5 ( 24 ). La seconda che si incontra dovrebbe essere E.8 e non anch’essa E.5.

Le tabelle E.4 e E.7 sono identiche, cioè la stessa tabella viene presentata  (e venduta ) due volte ( 25 ).

Il titolo della tabella E.5 e di quella che dovrebbe essere la tabella E.8 è errato ( 26 ). Non sono riportate in tabella le potenze da verificare, ma invece si riportano le correnti nominali delle unità funzionali. C’è inoltre in tabella un valore errato: 320 e non 400 A ( 27 ). L’errore si trascina da una tabella all’altra e compare perciò anche in quella che dovrebbe essere la tabella E.8 ( 28 ).

Si nota nell’allegato E una incongruenza, di cui non si trova spiegazione. Nella prima delle quattro figure presenti nell’allegato risulta che l’apparecchiatura da verificare per confronto è equipaggiata con interruttori dotati di protezione oltre che magnetotermica anche differenziale. Nelle tre corrispondenti figure successive gli interruttori diventano improvvisamente tutti dotati di sola protezione magnetotermica ( 29 ). Non si capisce se si tratta di una ulteriore svista o se tale dettaglio è stato poi trascurato, senza chiarirlo, ritenendo che la differenza di equipaggiamento degli interruttori ai fini del computo delle dissipazioni termiche sia ininfluente.  A noi risulta che in una tale situazione si dovrebbe distinguere tra le varie possibili situazioni ( blocchi differenziali, relè elettronici ), e che la eventuale semplificazione proposta e non giustificata non sia accettabile.

Per il secondo scomparto dell’apparecchiatura effettivamente testata il coefficiente di utilizzazione proposto/adottato è diverso per una buona parte dei circuiti. Si tratta di ben cinque valori distinti per i dieci interruttori in tutto presenti, dei quali valori non viene data giustificazione ( 30 ). Il coefficiente di utilizzazione dovrebbe tener conto in questo contesto del fenomeno del declassamento specifico degli apparecchi installati all’interno delle apparecchiature e non ha il significato che ordinariamente dal punto impiantistico gli viene attribuito. Non riesco a giustificare i valori assunti per il coefficiente di utilizzazione riportati nelle tabelle E.4 e E.7, se per essi si deve guardare, come detto, al fenomeno del declassamento degli interruttori in ragione della loro disposizione nello scomparto. Quanto appena richiamato e proposto in una guida ufficiale del CEI risulta disorientante per i suoi utenti e se ne chiede ragione.

Non è chiara inoltre la ragione per cui il coefficiente di utilizzazione adottato per gli scomparti sotto esame sia costante e pari a 0,8 ( 31 ). Se effettivamente esso risponde al fenomeno del declassamento dovuto alla temperatura ambiente all’interno dell’apparecchiatura, entro la quale l’interruttore si trova, ci si potrebbe attendere che tale coefficiente di utilizzazione vari con una qualche continuità inversamente all’altezza della corrispondente unità funzionale, che lo stesso interruttore equipaggia. In effetti forse non è vietato che si assuma un declassamento uguale per tutti gli apparecchi installati, indipendentemente dalla loro collocazione all’interno dello scomparto in esame, però una qualche indicazione e un qualche approfondimento al riguardo di un tale importante fenomeno da considerare sembrerebbero dovuti dagli estensori della guida agli utenti della stessa. Al contrario tutti i punti oscuri della applicazione della norma rimangono sempre tali e mi coglie il dubbio che si contino nelle dita della mano coloro che sono in grado di utilizzarla compiutamente con cognizione di causa.

In effetti l’utilizzo del termine “coefficiente di utilizzazione” per la determinazione della corrente Inc ( corrente nominale del circuito dello scomparto ) non pare sia suggerito dalla norma. In effetti ciò che deve essere stabilito dal costruttore dell’apparecchiatura sono le correnti nominali Inc dei circuiti che devono risultare maggiori delle corrispondenti IB stabilite dal progettista. Inoltre il progettista dell’impianto deve stabilire la portata del cavo che costituisce il circuito e indicare la regolazione del dispositivo di protezione.  Dal canto suo il costruttore dell’apparecchiatura, tenendo conto del declassamento dell’interruttore sulla base della posizione dallo stesso occupata e del regime termico che si stabilisce nella condizione più gravosa prevista dalla norma, deve garantire che l’interruttore possa presentare una corrente regolata, Ind, dopo il declassamento, tale da soddisfare la condizione Inc  ≥ Ind.

Di tutto questo insieme di condizioni, che risulterebbe di grande interesse per l’utente della norma non ho al momento ancora colto traccia nella guida. Troppo difficile affrontare il problema ?

Ho dimostrato che l’allegato E della guida risulta ben poco curato, pecca di grande superficialità e sfugge al confronto con le questioni più importanti e doverosamente da approfondire.

Un documento ufficiale pubblicato dal Comitato Elettrotecnico Italiano non può presentarsi nelle condizioni che abbiamo descritto. Sembra che alcune guide siano pubblicate senza che nessun esperto le controlli prima della loro pubblicazione in inchiesta pubblica sia per quanto riguarda la forma che i contenuti. Una tale situazione è molto grave. Potrebbe in futuro accadere che nessun commentatore/osservatore esterno ponga osservazioni e che il documento, che ho esaminato, sia pubblicato definitivamente come guida ufficiale CEI con tutte le gravi imperfezioni e con tutti gli errori, più o meno gravi, che ho esposto.

Inammissibile !!
Può essere che  a chi scrive scappino sviste ed anche errori, ma non può essere che questi non siano poi segnalati e corretti, almeno per la maggior parte.

lunedì 13 ottobre 2014

Guida CEI 11-35, esecuzione cabine elettriche MT/BT, UN ERRORE ?



Abbiamo ravvisato un possibile errore nella Guida CEI 11-35 sulla esecuzione delle cabine elettriche MT/BT. Si trovano le relative osservazione al seguente indirizzo:

http://giancarlotedeschi.blogspot.no/2014/10/nuovo-testo-guida-cei-11-35-esecuzione.html.
Inoltre ci si chiede, se quanto ravvisato corrisponde al vero:  qualcuno controlla i testi delle norme prima di pubblicarli ??? Ce lo aspetteremmo vista l'autorevolezza di cui godono !!

giovedì 3 luglio 2014

Aggiornamento NG per il calcolo del rischio dovuto ai fulmini CEI 81-10

Finalmente ai poveri utenti della norma tecnica è dato conoscere attraverso il CEI i valori aggiornati della densità di fulmini al suolo ( NG ) per il territorio italiano.
Pare che da 10 anni almeno il SIRF elabori dati utili per la determinazione di nuovi e più attuali valori di NG.
Non ritengo giusto però che il CEI debba fare mercato dei nuovi valori che il SIRF ha elaborato. Forse è la prima volta che valori definiti  "necessari" dallo stesso CEI per prevenire i danni alle persone da fulmine risultino oggetto di commercio.
Credo che in poche nazioni al mondo, che si dichiarano molto sensibili alla possibilità di garantire la sicurezza delle persone e delle cose, "vendano", come nella bottega del salumaio al prezzo di due etti di prosciutto crudo, i singoli valori di riferimento utili/necessari per una corretta valutazione del rischio.
E' anche vergognoso che non si sia divulgato in misura appropriata, almeno a me così risulta, il risultato del confronto che certamente sarà stato fatto tra i riferimenti fino ad oggi utilizzati per la valutazione del rischio di danni da fulmine e quelli nuovi da poco elaborati sulla base dei rilievi più recenti effettuati.
Non hanno forse diritto i tecnici di conoscere se fino ad oggi hanno prescritto apprestamenti di difesa contro i fulmini esagerati, insufficienti o mediamente idonei ?

venerdì 25 gennaio 2013

Protezione contro i fulmini di impianti PV

Scadono il 31 gennaio 2013 i termini dell'inchiesta pubblica del progetto di norma CEI C1112, di competenza del Comitato Tecnico 81, il cui titolo è "Protezione contro i fulmini di impianti fotovoltaici".
La guida CEI 82-25, Guida alla realizzazione di sistemi di generazione fotovoltaica collegati alle reti elettriche di Media e Bassa Tensione, pubblicata 2010-09, da pag. 59 a pag. 63  nel paragrafo 9.2 tratta la protezione da sovratensioni.
La sezione 7 della norma CEI 64-8, al paragrafo 712 tratta dei "Sistemi fotovoltaici  ( PV ) di alimentazione". Al punto 712.444 si tratta della "Protezione contro le interferenze elettromagnetiche ( EMI ) negli edifici".
E' lecito il dubbio per il povero tecnico:  se in troppi ci mettono le mani, ne può uscire la solita confusione, a spese del progettista che per organizzare e conciliare i disposti normativi deve spendere più soldi e perdere più tempo.
Qualche commento tanto per cominciare.
Perchè il punto 9.2 della norma CEI 82-25 si intitola "le protezioni da sovratensioni" e poi si occupa solo di sovratensioni dovute ai fulmini? Questa osservazione non è banale e avremo modo di considerarne in altre circostanze alcune implicazione che non giovano all'obiettivo di garantire la sicurezza, cui la norma tecnica ambisce.
Perchè la norma CEI 64-8 si occupa di "interferenze elettromagnetiche ( EMI)" e non si riferisce come le altre norme ai fulmini, visto anche che nell'unico articolo sottoriportato  ( art. 712.444. 4.4 ) si riferisce a tensioni indotte dai fulmini ?
Perchè il punto 712.444 riguarda solo gli edifici? La sezione 712 della norma  CEI 64-8 non si applicain generale a tutti i tipi di impianti fotovoltaici?  Perchè si usa la dizione "negli edifici" ? Non sarebbe in ogni caso più appropriato eventualmente usare la dizione "sugli edifici"?
Si potrebbe inoltre dimostrare, al contrario di quanto sembra di capire dalla lettura dell'articolo predetto ( art. 712.444. 4.4 ), che se anche "la superficie di tutti gli anelli formati dalle condutture" fosse molto grande, le tensioni indotte da fulmini potrebbero risultare ridotte al minimo.  C'è un errore a nostro avviso nell'enunciazione dell'articolo. E' abbastanza facile individuarlo. Non dovrebbe accadere che un testo normativo ufficiale possa incappare in errori abbastanza evidenti, come quello che riteniamo di aver notato. 
Forse ancora una volta si dimostra che non esiste un controllo di qualità del prodotto normativo all'altezza della situazione, come invece noi ci aspetteremmo e che il Comitato Elettrotecnico Italiano, CEI, dovrebbe assolutamente garantire.