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martedì 29 settembre 2026

Metodo del baricentro proposto dal paragrafo 6.3 della CEI 64-8/8. Ulteriori osservazioni negative !

Sempre a seguito di altri interventi  sufficienti per chiedere la modifica del punto 6.3 di CEI 64-8/8 sul baricentro dei carichi elettrici” propongo le seguenti ulteriori osservazioni, non proprio trascurabili.

Un carico elettrico A di 100 A,  che corrisponde ad un certa energia E , ha coordinate x = 0 m e y = 0 m.

Un secondo carico B di 100 A ( pari energia E) ha coordinate x = 60 m, y = 60 m.

Il baricentro , calcolato secondo il paragrafo 6.3 di CEI 64-8/8 cade a metà della distanza tra i due punti (x = 30 m, y = 30 m). Però un qualsiasi punto della retta che unisce i carichi A e B e non solo il baricentro indicato dalla norma gode della proprietà per la quale l’alimentazione dei due carichi mette in gioco complessivamente perdite joule nei circuiti di alimentazione di ugual valore, pari al moinimo.

Se il secondo carico, chiamiamolo C, valesse 300 A (energia 3E) e avesse le stesse coordinate x = 60 m, y = 60 m, il baricentro cadrebbe nel punto di coordinate (x=45 m, y = 45 m). In questo punto dovremmo collocare il quadro di alimentazione per ridurre le perdite al minimo secondo il paragrafo 6.3 di CEI 64-8/8.

Siamo sicuri? L’indicazione proposta dalla norma non è errata? Il punto migliore in cui collocare il quadro principale per ridurre le perdite nei circuiti di alimentazione non è il punto più vicino possibile al carico C lungo la diagonale che unisce A a C?

Sussistono ipotesi importanti che la norma tecnica di derivazione internazionale ( IEC)  ha dimenticato di formulare?  Dove sbaglio ?


sabato 26 settembre 2026

Il metodo del baricentro dei carichi elettrici. Norma CEI 64-8/8, punto 6.3. Proposta di modifica. Una motivazione importante.

 A proposito della proposta, formulata al punto 6.3 di CEI 64-8/8, su come determinare il punto (baricentro dei carichi elettrici) , in cui  i progettisti dovrebbero collocare il quadro principale di un impianto elettrico utilizzatore, per alimentare i quadri elettrici secondari al fine di ridurre il più possibile le perdite della distribuzione primaria in bassa tensione, salta agli occhi come la norma al riguardo di un problema di peso e non banale non ponga, errando e incomprensibilmente, in merito alcuna ipotesi di lavoro, proponendo così agli utenti della norma una precisa indicazione senza una qualche giustificazione sul piano tecnico.  Posta l’autorevolezza dell’ente proponente ciò non sembra accettabile. 

Nel testo normativo si legge che il calcolo del baricentro dei carichi elettrici viene definito calcolando la media delle distanze del presunto quadro principale dai quadri secondari pesate ciascuna dalla energia annua assorbita dal corrispondente quadro secondario considerato.

Le ipotesi non direttamente esplicitate, ma fondanti della precisa perentoria indicazione fornita dalla norma, è che l’energia annua consumata da ogni quadro secondario sia proporzionale alla corrente dallo stesso richiesta  e che le perdite relative ad ogni circuito costituente l’impianto di distribuzione siano proporzionali alla predetta corrente richiesta: ad esempio, tripla energia annua consumata, tripla corrente richiesta e tripla perdita joule nel circuito di alimentazione.

Già questa ipotesi fondamentale non è, e non di poco, verificata nella normale prassi progettuale da riferire ai diversi circuiti indipendenti costituenti l'impianto, che il testo normativo considera.

Ad esempio a me risulta che un carico che assorbe una corrente di 282 A dissipa una potenza per metro di ogni fase del relativo circuito solo del 53 % superiore a quella dissipata da ogni fase di un carico che assorbe una corrente di 94 A, pari a 1/3 di 282 A e non tripla.   

La regola fondante del calcolo del baricentro dei carichi proposto dalla norma tecnica che chiede di pesare le distanze dei quadri secondari dal quadro principale con l’energia annua  assorbita dai carichi al fine di ridurre le perdite di trasmissione primaria  non vale.

Il peso da assegnare alle energie annue assorbite, in condizioni tutte da definire, cui il testo normativo nemmeno accenna, sembra pesantemente da rivedere.

Anche l'AI dopo un serrato confronto sembra avermi dato ragione!! Ci fidiamo !!

sabato 22 agosto 2026

Con il metodo del baricentro (6.3 di CEI 64-8/8) gli utenti della norma sono presi in giro? Osservazione n. 4

 La regola che si legge alla fine del punto A1, Metodo del baricentro, dell’Allegato A di CEI 64-8, Parte 8, raccomanda “di posizionare il trasformatore o il quadro di distribuzione che alimento questo gruppo di n carichi il più vicino possibile al baricentro di questi carichi elettrici.”

Tale regola è proposta dalla Norma senza alcuna nota di avvertimento o ipotesi di lavoro. Oltre alle criticità già esposte con le osservazioni 1,2 e 3 in precedenti recenti note la regola non tiene conto che le energie annue relative ai carichi possono essere, a parità appunto di energia, consumate a fattori di potenza ben diversi, con il risultato che i pesi da attribuire alle stesse energie devono essere valutati altrettanto ben diversamente: pesano certamente di più i carichi che a parità di energia (e di potenza) lavorano a basso fattore di potenza: c'è differenza  tra insiemi di motori di piccola, media taglia non singolarmente rifasati da un lato e forni elettrici dall'altro. I pesi da attribuire aumentano al diminuire dei fattori di potenza e all’aumentare delle potenze in gioco. Da pochi percento al 60%-70%.

Altre osservazioni si possono fare e le faremo per dimostrare che la raccomandazione proposta dalla Norma, così come perentoriamente formulata, appare del tutto inappropriata.

venerdì 7 agosto 2026

Con il metodo del baricentro (6.3 di CEI 64-8/8) gli utenti della norma sono presi in giro?

 


A mio avviso la risposta al titolo è SI !

Secondo 6.3 della Parte 8 di CEI 64-8 il metodo del baricentro è utile per determinare la posizione del trasformatore e del quadro di potenza, per mantenere al minimo le perdite nelle condutture, per mantenere al minimo le distanze dai carichi principali, per ridurre la lunghezza e le sezioni dei conduttori, contenendo le cadute di tensione. Tali obiettivi sono elencati tra le righe del testo.
Nel testo dell’Allegato A si legge anche “Si raccomanda di posizionare il trasformatore o il quadro di distribuzione che alimenta questo gruppo di n carichi il più vicino possibile al baricentro di questi carichi.”

Propongo e proporrò di seguito di volta in volta con lo stesso titolo  le mie osservazioni che lo dimostrano.
Prima osservazione
Il normatore non ha le idee chiare sul posizionamento del trasformatore e del quadro di potenza. All’inizio di 6.3 ci si riferisce “alla posizione del trasformatore e del quadro di potenza” e successivamente nell’Allegato A ci si riferisce alla posizione de “il trasformatore o il quadro di distribuzione” .In un caso vale la congiunzione “e” e in un caso vale la congiunzione “o”. Si tratta di due elementi ben distinti, che non possono non essere considerati separatamente. Ad esempio nella guida CEI 121-5 si riporta l’esempio di una conduttura a valle di un importante trasformatore MT/BT lunga 100 m ( 5 x 240 mm2 per fase ), non certo trascurabile nel nostro contesto.
Nel proporre il metodo del baricentro la norma non considera tale distinzione, commettendo un presunto primo errore, già esposto nell’articolo ( https://www.electroyou.it/gtedeschi/wik ... ei-carichi ) a disposizione dei lettori di EY. Il presunto errore riguarda proprio il fatto che la norma nel proporre il metodo omette di tener conto della conduttura che alimenta il quadro principale. Si tratta con grande evidenza della conduttura più importante per energia in transito.
Seguiranno prossimamente altre puntuali osservazioni.


 

domenica 31 maggio 2026

CEI 121-5, ATTENZIONE ! La verifica termica presentata nell’allegato C appare fuorviante.

 

A parte il buco normativo di non poco conto, che abbiamo voluto segnalare martedì 5 maggio 2026 in questo blog con il titolo  “Verifica termica prevista dalla norma CEI EN IEC 61439-1 e 2 zoppa?”, altre situazioni negative possono essere riscontrate e sono a chiedere in proposito se è giusto preoccuparsi di farlo, come sto tentando di fare.

Perché non chiedere che le cose migliorino? Sto esagerando?
La guida CEI 121-5 nell’Allegato C conclude che la verifica termica del quadro in esame è superata in quanto la potenza, che la carpenteria del quadro adottata è in grado di smaltire, è pari a 420 W ( ex costruttore della carpenteria ) e in quanto la potenza dissipata all’interno del quadro ( ex calcoli sviluppati nell’esempio) risulta di 417,73 W, e in quanto quest’ultima risulta inferiore alla prima (420 W).

A me non pare il caso che una guida a carattere nazionale approvi una simile situazione, quasi al limite, in particolare senza precisare le ipotesi/semplificazioni adottate, che, se pur di non grande peso, quanto però nel caso specifico determinanti, non dovrebbero, almeno dal punto di vista generale, formale e didattico, essere trascurate.
Ad esempio se ipotizziamo mediamente pari a 7 W il consumo di targa di un TA da 800 A/5 A (tradizionale, meno costoso), possiamo attribuire ad ogni TA un consumo relativo a 630 A ( In del quadro ) pari a 4,34 W. I TA sono 3, per cui la potenza da mettere in conto è già di 13 W. Una quindicina di watt da smaltire pertanto si dovrebbero metter in conto tenendo conto dei TA e dell’analizzatore di rete. Pertanto la conclusione positiva presentata nell’Allegato C della guida CEI 121-5 sembra fuorviante e non accettabile.
Presentare i risultati dei calcoli in tutta generalità con la precisione del centesimo di watt e accettare la verifica della disequazione con un ridottissimo margine di sicurezza (2,27 W, 0,5%) da un lato e allo stesso tempo dimenticare del tutto la presenza dei TA e dell’analizzatore di rete (3,5 %) già qualifica l’esempio fornito dalla guida non proprio all’altezza dell’ente che lo ha prodotto. Si tenga poi anche conto di quanto l’ambiente normativo suggerisce oggi in proposito e cioè di prevedere la misura di corrente per tutti i circuiti più importanti.
Di un altro contributo alla potenza da dissipare, molto più significativo ai fini della verifica termica, che ci sembra mal/erroneamente valutato (a sfavore della sicurezza !) nell’esempio proposto nella guida, si potrebbe ancora dire e lo diremo.
Tutto ciò dovrebbe giustificare la pretesa di una maggior cura/attenzione nella emissione della guida. Quali sono le ragioni della, a mio avviso, insufficiente qualità del prodotto?

 

martedì 5 maggio 2026

Verifica termica prevista dalla norma CEI EN IEC 61439-1 e 2 zoppa?

 

I cavi elettrici dei circuiti sollecitati da sovraccarico o da cortocircuito devono risultare appropriatamente protetti da pericolosi riscaldamenti. Le norme tecniche forniscono ai progettisti indicazioni precise per la protezione dei cavi e per rendere accettabile il corrispondente rischio.  Prima però i progettisti devono determinare con cura la portata dei cavi.

Per i quadri elettrici la situazione è solo un po’ più complicata, ma di massima sussiste una analoga procedura da seguire. Per la protezione dei circuiti posti all’interno dei quadri (ma  non per i circuiti da attribuire ai circuiti esterni che ai quadri si connettono) le misure da adottare per la loro protezione sono di massima quelle previste per i circuiti elettrici dalla stessa norma CEI 64-8. Rimane da determinare quella che è la “portata” del quadro, in analogia con la portata dei cavi. Questa “portata” si configura nella capacità più articolata del quadro di svolgere il suo compito di distribuzione della corrente senza che le temperature dei conduttori, degli apparecchi di manovra e protezione, dei materiali isolanti, delle parti accessibili alle persone (strutture di contenimento e organi di manovra), degli strumenti  .., raggiungano temperature pericolose e/o tali da compromettere la corretta funzione loro assegnata[1].

Praticamente i progettisti del quadro devono fissare una temperatura o più temperature lungo lo sviluppo verticale del quadro, che non devono essere superate nel suo esercizio ordinario. Ciò si fa in genere calcolando le potenze dissipate dai componenti all’interno del quadro e confrontando la somma di tali potenze con la capacità dell’involucro da adottare di smaltirla (dimensioni, materiale, areazione, … ) contenendo la temperatura interna nei limiti prescritti dalle norme tecniche e tali da garantirne la funzionalità.  

La serie delle norme CEI EN IEC 61439 -1 e 2 e la guida CEI 121-5 forniscono le indicazioni utili per procedere a tale dimensionamento. Le norme e la guida dedicano anche con esempi decine e decine di pagine alle regole da seguire per garantire il dovuto controllo delle temperature, che i componenti all’interno di un quadro possono raggiungere, a significare l’importanza che a questa verifica viene riconosciuta per questioni di funzionalità e di sicurezza.

A noi però sembra in proposito di dover segnalare un importante buco normativo che riguarda proprio l’aspetto sopra richiamato, cioè la verifica termica dei quadri elettrici. 

I documenti normativi, anche se non detto del tutto esplicitamente sostengono la regola che l’interruttore generale del quadro, o più a monte chi per esso, con il contenimento  della corrente nominale InA del relativo circuito possa limitare anche la somma delle correnti dei suoi circuiti derivati, responsabili delle corrispondenti potenze dissipate e quindi garantire il controllo della temperatura interna del quadro.

Il buco normativo consiste nel fatto che la norma nel caso specifico non tiene conto che le correnti nella pratica comune impiantistica sono alternate e possono risultare sfasate tra loro nel tempo e che a parità di corrente limitata nel circuito principale la somma algebrica delle correnti, che percorrono i circuiti derivati. Il riscaldamento del quadro può risultare pertanto ben maggiore di quello previsto dalla norma con la limitazione della sua corrente di alimentazione. La norma ipotizza errando che le correnti in gioco siano tutte in fase tra loro.

Ovviamente maggiori sono gli sfasamenti tra le correnti dei circuiti (forni, gruppi di grossi motori, gruppi di motori frazionari, capacità di rifasamento, … ) maggiore risulta l’entità della potenza dissipata dai circuiti nel quadro[2] rispetto a quella considerata nella verifica eseguita secondo le indicazioni normative[3], cioè a parità di corrente nel circuito di alimentazione e con correnti erogate in fase con essa e tra di loro. Si può peraltro osservare come l’incremento di potenza dissipata da considerare a causa dell’aumento della temperatura di funzionamento dei conduttori, di cui le norme chiedono di tener conto, e l’incremento di potenza dissipata da considerare a causa del possibile sfasamento tra le stesse correnti di carico possano risultare dello stesso ordine di grandezza.

Pertanto non è giustificato il fatto di non dover tener conto della maggior potenza dissipata a causa dello sfasamento sempre possibile tra le correnti erogate dal quadro nelle condizioni che lo vedono alimentato con la sua corrente nominale[4].

L’ipotesi che la limitazione imposta con la prevista taratura dell’interruttore automatico principale possa impedire la possibilità che la temperatura interna al quadro raggiunga valori superiori a quanto previsto con le modalità di verifica indicate nelle norme e nella guida non è verificata, come in passato è stato segnalato. 

Troviamo oggettivamente sorprendente il fatto che la norma e la guida non abbiano considerato che nell’effettuare la verifica termica dei quadri elettrici sia ordinariamente necessario considerare anche l’ordinario sfasamento che sussiste tra le correnti. Le norme e più ancora la guida dovrebbero almeno segnalare il problema.



[1] Si osserva anche che nella norma CEI 64-8 i quadri elettrici non risultano oggetto di prescrizioni. Al punto 511.1 si dice “Ogni componente elettrico deve essere conforme alle prescrizioni di sicurezza delle Norme CEI  che  lo  riguardano  e  deve  essere  installato  in  accordo  con  le  prescrizioni  della  presente Norma  e  con  le  istruzioni  fornite  dal  costruttore,  tenendo  conto  in  particolare  delle  condizioni ambientali.” e ancora al punto 526.5 si legge “Si  devono  prendere  precauzioni  per  evitare che  la  temperatura  raggiunta  nel  servizio  ordinario  dalle  connessioni  e  dalle  apparecchiature  danneggi  l’isolamento  dei  conduttori  e  modifichi le prestazioni delle apparecchiature (vedi anche 511.1).”

[2] Per cogliere l’aspetto pratico del fenomeno di cui si tratta, si può facilmente calcolare che due circuiti, per i quali si prevede uno sfasamento tra le correnti di 30 °C, dissipano una potenza superiore di oltre il 7% della potenza messa in gioco negli stessi due circuiti  

-quando percorsi da correnti in fase tra loro e in fase naturalmente con la corrente del circuito di alimentazione e

-quando tali correnti in fase tra loro richiedono dal circuito di alimentazione la stessa corrente che richiede la coppia di correnti tra loro sfasate.

[3] Si fa presente come elemento da non trascurare che a parità di aumento dello sfasamento tra le correnti all'aumentare dello sfasamento aumenta anche l'entità dell'incremento  della corrente e della potenza da considerare. 

[4] Differenze di temperatura di qualche decina di gradi dei conduttori implicano differenze nella potenza dissipata dagli stessi pari al 4%, 8%, 12% rispettivamente per 10 °C di aumento, per 20°C e 30°C.

 

sabato 18 aprile 2026

Note critiche all’allegato C di CEI 121-5 “Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi”. Parte 1

 L’allegato C della guida si riferisce chiaramente ad un quadro elettrico posto a valle (8 m, utenza n. 11) di un trasformatore in resina da 400 kVA. Noi riteniamo che il contenuto dell’allegato C non sia all’altezza di un documento prodotto dall’ente normativo nazionale per più ragioni.

1.     Nell’allegato C si ammette che per il quadro descritto non sia necessario provare in uno dei modi previsti dalla norma CEI EN 61439-1[1], che esso risulta in grado di resistere al cortocircuito, in quanto la corrente di cortocircuito presunta Icp nel punto di installazione del quadro risulta pari o inferiore a 10 kA (pag. 83), esattamente pari a 9.284 A (pag. 89). A noi risulta che un calcolo prudenziale conduca ad un valore superiore a 10 kA (prese di regolazione della tensione del trasformatore, tolleranza sul valore della tensione di cortocircuito del trasformatore, maggiorazione della tensione impressa del 5%, … ). L’esempio fornito dalla guida risulta fortemente fuorviante per gli utilizzatori della guida meno preparati, indotti a credere che per un quadro posto a valle di un trasformatore da 400 kVA non ci si debba preoccupare di dimostrarne la tenuta al cortocircuito della barratura principale .

2.     Si afferma a pag. 95 che il quadro presenta una Corrente Nominale di Cortocircuito condizionata pari a 17 kA. In base a quale ragione si fornisca tale valore non è chiaro. L’interruttore generale del quadro con In pari a 800 A non è in genere in grado di limitare il primo picco di corrente entro i 17 kA.

3.     Non si è applicata la nota di tab. 1 della norma CEI 61439-1, la quale avverte che in prossimità dei trasformatori MT/BT si deve controllare il valore del fattore di potenza, FdP,  della corrente di cortocircuito, in quanto questo risulta in genere inferiore a quello convenzionale cui sono provati gli interruttori al variare del loro potere di interruzione, PI.  Ciò comporta una scelta errata/da giustificare di tutti gli interruttori, ma in particolare per gli interruttori delle utenze 11 e n. 12, con PI pari a 10 kA, il cui FdP di riferimento per il PI è pari a 0,5 mentre il FdP della Icp è molto inferiore. Comunque per l’utilizzo di tutti gli interruttori a nostro avviso devono essere interpellati i costruttori, in quanto sono impiegati su valori del FdP inferiore a quello di prova, per il quale è garantito il corretto funzionamento. Ciò vale anche per gli interruttori scatolati e per l’interruttore generale. L’esempio prodotto nella guida risulta pertanto fuorviante per gli utenti della guida meno preparati.



[1] CEI EN 61439-1, Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione – Prescrizioni generali

martedì 22 ottobre 2019

CEI EN 62305-2: 2013-02; paradosso relativo alla valutazione del rischio da fulminazione

Ci stiamo occupando della verifica della necessità o meno della realizzazione di una gabbia di Faraday per un edificio piuttosto alto in Padova.
Abbiamo verificato che il valore di Ng, densità di fulmini a terra, ottenuto a pagamento ( direttamente in un caso e indirettamente nel secondo caso ) da due distinte fonti, si presenta con valori diversi. Il valore maggiore è superiore del 30 % circa rispetto a quello inferiore. Tale valore è molto importante per la determinazione del valore del rischio da calcolare.
In un caso a parità di altre condizioni la gabbia di Faraday si dovrebbe installare, nell'altro potrebbe non risultare necessaria.
Ciò si verifica nell'indifferenza di tutti le categorie interessate.
Il paradosso sta nel fatto che tutti generosamente pensano che, nel campo dell'applicazione delle norme tecniche che riguardano la sicurezza, situazioni di simile incertezza non si possano nemmeno immaginare.
Quanto sopra richiamato è solo la punta di un iceberg !!

domenica 30 agosto 2015

Il costo discutibile delle guide CEI


Il costo discutibile delle guide CEI

Ho considerato la guida  CEI 121-5 ( 2015-07 ), Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi, ediz. CEI, 166 pagine, di recentissima pubblicazione, il cui costo è di 96,00 euro e in particolare la sua pag. 110. Il contenuto di tale pagina è di circa ( 30 righe  x 96 caratteri/riga ) 2880 caratteri.  Risulta per la guida CEI un costo per facciata pari a 0,578 euro.

Ho considerato il testo Quadri Bassa Tensione, ediz. TNE, 324 pagine, di meno recente pubblicazione ( 2014 ), il cui costo è di 37,50 euro e in particolare la sua pag. 264. Il contenuto di tale pagina è di circa  ( 31 righe  x 88 caratteri/riga ) 2728 caratteri. .  Risulta per il testo TNE un costo per facciata pari a 0,116 euro.

Le due facciate mi sono sembrate di massima tra loro confrontabili. Si potrà comunque ripetere il confronto per altre pagine.

Non sono entrato nel merito della sostanza e qualità dei contenuti delle pagine confrontate. Tale importante confronto potrà essere oggetto di future significative considerazioni.

Non si può non notare che il costo del documento edito dal CEI ha un costo circa cinque volte superiore a quello del testo edito da TNE.

Al di là di un confronto di merito sui contenuti, che posso anticipare, a mio parere, nettamente a favore del testo TNE, ritengo che la situazione descritta sia intollerabile e meriti una tempestiva riflessione/approfondimento e un aperto pubblico dibattito/discussione.
Prego i colleghi di verificare i calcoli effettuati e di estenderli ad altre pagine e ad altre guide e resto in attesa di commenti.
 

venerdì 6 marzo 2015

Progetto CEI C. 1133 di Guida alla normativa applicabile ai quadri elettrici di bassa tensione e riferimenti legislativi.


 
Osservazione al punto C. 8, ( pa. 88 ),  Verifica delle sovratemperature con il metodo delle potenze dissipate

A pag. 88 della Guida si ripete quel che dice la norma a proposito di una delle condizioni per l’applicabilità del sopra richiamato metodo di verifica e precisamente quanto segue:  “  …. e si basa sulla ipotesi che la potenza dissipata sia uniforme all’interno dell’involucro.”  Ciò è quanto si legge nella Guida ufficiale. 

Nel testo “Quadri di BT, edizioni TNE, autori V. Carrescia e V. Scarioni, a proposito della stessa ipotesi si legge invece : “La potenza dissipata all’interno dell’involucro è ripartita uniformemente. Questa condizione posta dalla norma è alquanto vaga. Una interpretazione realistica può essere la seguente: gli apparecchi, compatibilmente con le dimensioni e le distanze di rispetto proprie di ciascuno di essi, sono collocati in modo da interessare la superficie frontale del quadro, trascurando nella valutazione la zona fino a 0,2 m di altezza alla base del quadro e quella oltre 2 m dal suolo.”

Dal giorno alla notte tra il contenuto della Guida e quello del libro edito da TNE.  E' da notare che le singole pagine della Guida hanno un costo, ad un confronto grossolano, quasi 5 volte superiore a quello del libro. Nella Guida si ripete solo il puro contenuto della norma, e nulla di più, e non si affrontano i problemi ( non certo una gran guida ! ). Il libro ne ripete il contenuto e riconoscendone i limiti, li evidenzia e si sforza almeno di offrire nel caso specifico una interpretazione della vaga indicazione contenuta nella norma.
Concludo affermando che nel rapporto benefici/costi il testo TNE vale 50 volte la Guida del CEI.
Ciò non è accettabile.

martedì 3 marzo 2015

Commento alla nuova Guida del CEI sull'applicazione delle norme CEI EN 61439 -1 e CEI EN 61439-2,integrazione 1


Nuova norma CEI EN 61439-1 e CEI EN 61439-2

Osservazioni alla “GUIDA ALLA NORMATIVA APPLICABILE AI QUADRI ELETTRICI DI BASSA TENSIONE E RIFERIMENTI LEGISLATIVI”- Integrazione n. 1

Quanto segue è da riferire esclusivamente all’allegato E della guida ( verifica termica dei quadri per confronto ).
Non ho trovato nella norma CEI EN 61439-1 il punto 10.40.3 ( 32 ) richiamato nelle conclusioni dell’allegato; il riferimento sembra errato.
Non si richiama nell’allegato il punto g ) di 10.10.3.2 della norma CEI EN 61439-1, per il quale il quadro da verificare deve avere “lo stesso o inferiore numero di circuiti in uscita per ogni scomparto”. Ciò non è verificato per il terzo scomparto dei quadri da confrontare, per cui “sembrerebbe” contraddetto l’esito positivo affermato nelle conclusioni ( 33 ).
Nella guida si è fatta una semplificazione pericolosa, senza indicarne i limiti.
Infatti nell’esempio presentato nella guida manca il richiamo all’effettuazione di una verifica fondamentale richiesta dalla norma CEI EN 61439-1 al suo punto  f), che al riguardo dei requisiti che i quadri devono possedere recita: “avere la stessa o minore potenza dissipata nello stesso scomparto di quella usata per la prova;” l’estensore della guida non ha eseguito il confronto del terzo scomparto ( sezione C ) del quadro in prova con il terzo scomparto provato, come richiesto, ma l’ha eseguito con il secondo scomparto, per risparmiarsi forse la fatica di calcolare la potenza in dissipata nel terzo scomparto provato. Con ciò si è commesso un errore, non tanto nel caso specifico in esame, quanto di procedura in generale.
Se infatti l’utente della guida seguisse passo passo la procedura illustrata nella stessa, potrebbe incappare in un errore. Se la guida non ripete minuziosamente quanto la norma chiede, necessariamente ne risulta la possibilità di indurre in errore l’utente, che non sempre conosce i dettagli della norma specifica, non sempre ha il tempo per farlo e che non sempre è in grado di tener presente e soprattutto di ben valutare tutte le condizioni al contorno che devono accompagnare il confronto.
La norma chiede di verificare che ogni scomparto da verificare dissipi meno potenza del corrispondente scomparto provato. Quindi globalmente il quadro e puntualmente ogni scomparto deve essere secondo la norma per tale aspetto confrontato. Ciò non è stato fatto dall’estensore della guida, né colpevolmente si è fatto cenno in generale alla necessità di farlo.
Se nell’esempio proposto dalla guida il terzo scomparto provato fosse risultato poco significativo in quanto a potenza dissipata al suo interno e le potenze dissipate nei primi due scomparti in precedenza confrontati fossero risultate poco diverse tra loro, cioè quelle relative agli scomparti in esame di poco inferiori rispetto a quelle relative agli scomparti provati, l’esito della verifica non avrebbe subito modifiche e si sarebbe concluso ancora positivamente, con molti dubbi invece sulla reale fondatezza di un tale giudizio.
In effetti, come sopra ipotizzato, si potrebbe verificare il caso che i due quadri di uguali dimensioni e simili per tanti altri aspetti, presentino nei primi due scomparti potenze dissipate tra loro poco diverse, mentre la potenza dissipata nel terzo scomparto da verificare potrebbe superare in modo apprezzabile quella relativa al terzo scomparto provato, alterando così in misura significativa i flussi dello smaltimento di calore verso l’esterno. Per entrare ancor più nel dettaglio si può pensare che il contenimento della sovratemperatura, nel secondo scomparto provato, nell’esempio esposto nella guida, sia di 20°K, in quanto il terzo scomparto contiguo, sede di poca potenza dissipata, richiama al suo interno una parte apprezzabile del calore prodotto nel secondo scomparto. Ma una tale favorevole situazione non potrebbe invece riconoscersi nel caso del quadro da esaminare, il cui terzo scomparto potrebbe risultare sede di una più consistente potenza dissipata.
Nella guida la procedura presentata deve essere modificata, in quanto fuorviante. Il confronto, se fatto per singoli scomparti, deve e essere eseguito per tutti gli scomparti che compongono il quadro, in modo tale che sia verificata sia la condizione che la potenza dissipata in tutto il quadro è per il caso in esame inferiore a quella del quadro provato e che la stessa condizione è verificata anche per ogni singolo scomparto.
Ritengo che non sia grave che a qualcuno sfugga qualche errore e imprecisione, ma è inammissibile che non ci sia un controllo a valle in grado di eliminare tali errori e imprecisioni, almeno per la gran parte.

domenica 1 marzo 2015

Commento alla nuova Guida del CEI sull'applicazione delle norme CEI EN 61439 -1 e CEI EN 61439-2


Nuova norma CEI EN 61439-1 e CEI EN 61439-2

Osservazioni alla “GUIDA ALLA NORMATIVA APPLICABILE AI QUADRI ELETTRICI DI BASSA TENSIONE E RIFERIMENTI LEGISLATIVI”

Propongo le seguenti osservazioni personali che sottopongo all’attenzione dei lettori, che suppongo dispongano del documento soprarichiamato. In corsivo compaiono le segnalazioni di presunte/i manchevolezze, imprecisioni, contraddizioni ed errori. Le osservazioni sono numerate (1), (2),….   .

Il documento, cui si riferiscono le osservazioni, è in fase di inchiesta pubblica come progetto.

Già alla lettura del titolo si può verificare la poca attenzione con la quale il testo di prima pubblicazione proposto è stato fino ad oggi curato (1).

Dopo aver letto con attenzione alcune parti del documento esprimo un giudizio negativo sul suo contenuto.  Penso, una volta ancora, alla ricaduta negativa che alla pubblicazione di un tale documento, se pur in inchiesta pubblica, ne consegue per l’immagine del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano. Ritengo che i tecnici, come me, non dovrebbero accettare supinamente la pubblicazione di documenti ufficiali di così bassa qualità senza lamentarsi, visti i relativi elevati costi, non solo in termini di euro, ma anche di tempo speso per la loro lettura e il loro approfondimento.


Esamino in questa sede l’allegato E ( pagg. 142 - 152 ), che propone un esempio di verifica delle sovratemperature con il  confronto ( derivazione ) Norma CEI EN 61439-1 – par. 10.10.3 .

Si tratta di verificare l’idoneità termica di un nuovo quadro utilizzando il “confronto con configurazioni similari verificate con prove”.

Si esamina un quadro a tre scomparti equipaggiato con n. 15 interruttori automatici con RDF (Rated Diversity Factor) pari ad 1.

Della didascalia che accompagna le Fig. E.1 e Fig. E.2 si fa fatica a riconoscere l’appropriatezza dell’uso del termine “SCHEMA SINOTTICO …. ”, che non abbiamo mai constatato essere usato in relazione alle rappresentazioni, cui nella guida esso viene riferito ( 2 ). Nelle due figure si vedono infatti primeggiare per le due costruzioni da confrontare gli schemi unifilari e i due fronti quadro, questi con anche l’indicazione del percorso interno seguito dalle sbarre. Ciò giustamente per dimostrare/confortare la similarità delle due configurazioni in esame. 

Si enfatizza nel titolo delle Fig. E.1 e Fig. E.2 un dettaglio e si trascura invece di dire che in esse sono presenti anche gli schemi elettrici dell’apparecchiatura, rispettosi della collocazione degli interruttori al suo interno. Per di più mentre in fig. E.1 sul fronte quadro è presente una semplice linea tratteggiata, che dovrebbe rappresentare lo “schema sinottico” dei collegamenti realizzati con le sbarre all’interno dell’apparecchiatura, in Fig. E.2 sono disegnate invece proprio le sbarre che stanno all’interno, per cui in questa situazione si perde ogni traccia effettiva dello schema sinottico, cui il titolo continua contraddicendosi a fare riferimento.

Ecco altri rilievi.

In Fig. E.1 ci si riferisce ad uno “scomparto” e corrispondentemente in Fig. E.2 ad un “quadro” ( 3 ).

Le indicazioni relative alla conformazione delle sbarre sono date incoerentemente nello schema unifilare nell’un caso e nel fronte quadro nell’altro ( 4 ), tanto che gli estensori della guida non ci sono accorti che le caratteristiche indicate risultano tra loro nei due casi notevolmente diverse ( Cu, n. 1, 100 x 5 mm e Cu, n. 2, 80 x 10 mm ), contrariamente a quanto successivamente nello stesso allegato E supposto e scritto ( 5 ). E solo in uno dei due casi si indica la corrente nominale delle sbarre ( 6 ), che poi non è quella da riferire, al di là della contraddizione evidenziata, alla soluzione effettivamente confermata ( 7 ).

Si ha l’impressione che l’esempio del confronto, che la norma presenta, sia stato messo in piedi in tutta fretta senza il minimo controllo da parte di chicchessia.

Fa oltremodo specie anche che nell’esempio di confronto proposto sia stato alla fine adottato un sistema di sbarre ( Cu, n. 1, 100 x 5 mm ), che non sembra adeguato alla situazione, cioè mal dimensionato ( 8 ), che nessuno se ne sia accorto e che il documento sia stato presentato in inchiesta pubblica con un tale vistoso errore. Mi ripeto: si ha l’impressione che non esista un effettivo ed efficace controllo del contenuto pubblicato nelle guide ( non tutte per fortuna !! ).

Giustifico di seguito il cattivo dimensionamento del sistema di sbarre adottato. Valutando la portata delle sbarre nude di sezione 100 x 5  mm in  702 A con ΔT 15 °C ,  Tsbarra 70 °C, Tamb 55 °C, e anche applicando un coeffciente di correzione pari a 2,03 dovuto ad una situazione ambientale e di funzionamento diversa, cioè più favorevole (  Tamb 40 °C e Tsbarra 90 °C ), la stessa portata salirebbe a 1425 A  insufficiente a coprire la corrente nominale del circuito di ingresso all’apparecchiatura : 1600 A e 1800 A nei due casi. Queste valutazioni sono state fatte usando le tabelle e il grafico presenti a pag. 80 dell’ultima aggiornata edizione del prezioso volume TNE, Quadri Elettrici, di V. Carrescia e V. Scarioni.

Nella Fig. E.1 e E.2 le indicazioni di dettaglio, che accompagnano gli schemi e i fronti quadri non sono le stesse ( 9 ) ( ad es. nel fronte quadro compaiono le sigle degli interruttori ( Q10, …. ) in un caso e le correnti nominali degli interruttori nell’altro, ……………………..    ), anche se di massima non in contraddizione.

Incomprensibilmente sono indicate in Fig. E.1 due posizioni di “ARRIVO CAVI DI ALIMENTAZIONE” ( 10 ), quando è evidente che l’apparecchiatura dispone di un solo circuito di alimentazione.  Ancora un refuso?

Le dimensioni delle due apparecchiature in esame sono identiche e non diverse ( 11 ), come si afferma successivamente ( al punto c di pag. 145, 148 e 151 ) in una delle considerazioni proposte dagli esperti estensori della guida per affermare la positività della verifica.

Si usano i termini “sezione” e “scomparto” senza ben definirne, almeno nell’allegato stesso, le eventuali differenze ( 12 ). Sembra che le sezioni A, B e C coincidano, ordinatamente da sx a dx, con gli scomparti della sola apparecchiatura sotto esame. Si tratta in effetti di confrontare il comportamento termico di scomparti similari di distinte apparecchiature.  Gli scomparti da confrontare possono trovarsi situati anche in posizione sequenziale diversa all’interno delle due predette apparecchiature. Nel caso in esame il primo scomparto dell’apparecchiatura viene confrontato con il corrispondente primo scomparto dell’apparecchiatura provata. Il secondo e terzo scomparto dell’apparecchiatura in esame vengono invece entrambi confrontati con lo stesso secondo scomparto dell’apparecchiatura provata.  Quest’ultimo particolare potrebbe sfuggire ad una lettura frettolosa della guida.  

La verifica termica di conformità alla norma proposta nell’allegato E viene effettuata per confronto delle prestazioni di singoli scomparti, tra quelli da esaminare e quelli provati. Gli assunti su cui si debba fondare la validità di questo criterio non sono però, a mio avviso, convenientemente approfonditi ( 13 ).

Ci si chiede se sia corretto che la guida suggerisca di eseguire la verifica termica di una apparecchiatura affrontando il confronto per singoli comparti, e non sull’insieme dell’apparecchiatura, senza almeno indicare chiaramente i limiti legati ad una tale applicazione e tutti i vincoli da ben considerare.

Aggiungo in proposito la nota che segue. Non sembra si possa assumere come valido ed esaustivo il confronto tra due scomparti, se non accompagnato da indicazioni e da approfondite valutazioni sul regime termico degli scomparti vicini nelle particolari situazioni, cui si fa riferimento. Nello studio proposto nell’allegato E non si dice che per la validità del confronto si devono valutare con attenzione anche i flussi termici che si manifestano tra gli scomparti e non si indicano e illustrano le modalità con cui affrontare l’esame, nè le condizioni che sotto questo aspetto si devono verificare.

Nel punto d) di pagg. 145, 148 e 151 si accenna invero alla necessità di dover valutare la presenza o meno ai lati degli scomparti in esame di altri scomparti. Questo aspetto avrebbe però meritato un maggior approfondimento nella guida, definendo meglio gli errori, in cui si può incorrere trascurandone la valutazione.

Il titolo di Figura E.3, E.4 ed E.5 non sembra del tutto chiaro/appropriato ( 14 ). Non viene infatti rappresentato solo lo schema degli scomparti a confronto, ma anche il fronte quadro e non è chiaro/definito, come già detto, a chi riferire le sezioni A, B e C.

Per la fig. E.3, relativa alla sezione A, lo schema dello scomparto in esame a pag. 144 è incompleto ( 15 ).

Di seguito si trattano nel caso del confronto proposto dalla guida, sempre per le sezioni A, B e C, alcuni altri aspetti/condizioni che sono state/i in essa considerati/e per confermare l’esito positivo della verifica; verifica che, ricordo, viene effettuata allo scopo di “poter asserire che il quadro è una derivazione della configurazione provata”.
I punti f) di pagg. 145, 148 e 151 non sono chiari ( quadro, scomparto, entrambi ?? ) (16).

Per il punto a) relativo alla sezione A a pag. 144 si dovrebbe meglio scrivere “l’apparecchio principale” e non semplicemente l’apparecchio, visto che gli apparecchi in entrambi gli scomparti sono più di uno ( 17 ).

C’è contraddizione nella definizione delle sbarre tra Fig. E.3 ed Fig. E.2, come già segnalato.

Piccole feritoie di ventilazione ( IP30, filo di diametro sicuramente inferiore o uguale a 2,5 mm ) in generale si potrebbero definire tali e non proprio aperture.

Non risulta vero dall’esame di quanto reso disponibile che le dimensioni degli scomparti da considerare sono diverse ( 18 ) : maggiori per lo scomparto sotto esame ( punto c) dell’elenco di pagg. 145, 148 e 151.

Non risulta vero dall’esame di quanto reso disponibile che le forme costruttive degli scomparti sono diverse ( 19 ):  forma 1 e forma 2 ( punto e)  dell’elenco di pagg. 145, 148 e 151 .

Il punto f) è espresso in maniera un po' involuta in pagg. 145, 148 e 151( 20 ).

Il titolo di tabella E.1 e di tutte le tabelle dello stesso tipo, cioè E.2, E.3, E.4, E.6 e E.7, non sembra corretto; esso trae in inganno ( 21 ). Infatti non riporta la “potenza dissipata nello scomparto”, in quanto manca nell’elenco riportato sicuramente la potenza dissipata nelle sbarre e nei conduttori.

Le sbarre in tutti gli schemi unifilari presenti sono male indicate, sono trifasi con neutro e non bifasi come rappresentato in tutte le figure ( 22 ).

Non si può non notare che la potenza dissipata dai componenti nelle tabelle E.1, E.2, E.3, E.4, E.6 e E.7 ( ultima colonna a destra )  viene indicata con due cifre decimali, con approssimazioni anche del 2 per 10.000 ( 23 ).  Ciò abbassa il livello scientifico/tecnico dell’elaborato. Si pensi al grado di approssimazione, molto modesto, con il quale ci si muove nella valutazione di tante condizioni a contorno.

Sono presenti due tabelle E.5 ( 24 ). La seconda che si incontra dovrebbe essere E.8 e non anch’essa E.5.

Le tabelle E.4 e E.7 sono identiche, cioè la stessa tabella viene presentata  (e venduta ) due volte ( 25 ).

Il titolo della tabella E.5 e di quella che dovrebbe essere la tabella E.8 è errato ( 26 ). Non sono riportate in tabella le potenze da verificare, ma invece si riportano le correnti nominali delle unità funzionali. C’è inoltre in tabella un valore errato: 320 e non 400 A ( 27 ). L’errore si trascina da una tabella all’altra e compare perciò anche in quella che dovrebbe essere la tabella E.8 ( 28 ).

Si nota nell’allegato E una incongruenza, di cui non si trova spiegazione. Nella prima delle quattro figure presenti nell’allegato risulta che l’apparecchiatura da verificare per confronto è equipaggiata con interruttori dotati di protezione oltre che magnetotermica anche differenziale. Nelle tre corrispondenti figure successive gli interruttori diventano improvvisamente tutti dotati di sola protezione magnetotermica ( 29 ). Non si capisce se si tratta di una ulteriore svista o se tale dettaglio è stato poi trascurato, senza chiarirlo, ritenendo che la differenza di equipaggiamento degli interruttori ai fini del computo delle dissipazioni termiche sia ininfluente.  A noi risulta che in una tale situazione si dovrebbe distinguere tra le varie possibili situazioni ( blocchi differenziali, relè elettronici ), e che la eventuale semplificazione proposta e non giustificata non sia accettabile.

Per il secondo scomparto dell’apparecchiatura effettivamente testata il coefficiente di utilizzazione proposto/adottato è diverso per una buona parte dei circuiti. Si tratta di ben cinque valori distinti per i dieci interruttori in tutto presenti, dei quali valori non viene data giustificazione ( 30 ). Il coefficiente di utilizzazione dovrebbe tener conto in questo contesto del fenomeno del declassamento specifico degli apparecchi installati all’interno delle apparecchiature e non ha il significato che ordinariamente dal punto impiantistico gli viene attribuito. Non riesco a giustificare i valori assunti per il coefficiente di utilizzazione riportati nelle tabelle E.4 e E.7, se per essi si deve guardare, come detto, al fenomeno del declassamento degli interruttori in ragione della loro disposizione nello scomparto. Quanto appena richiamato e proposto in una guida ufficiale del CEI risulta disorientante per i suoi utenti e se ne chiede ragione.

Non è chiara inoltre la ragione per cui il coefficiente di utilizzazione adottato per gli scomparti sotto esame sia costante e pari a 0,8 ( 31 ). Se effettivamente esso risponde al fenomeno del declassamento dovuto alla temperatura ambiente all’interno dell’apparecchiatura, entro la quale l’interruttore si trova, ci si potrebbe attendere che tale coefficiente di utilizzazione vari con una qualche continuità inversamente all’altezza della corrispondente unità funzionale, che lo stesso interruttore equipaggia. In effetti forse non è vietato che si assuma un declassamento uguale per tutti gli apparecchi installati, indipendentemente dalla loro collocazione all’interno dello scomparto in esame, però una qualche indicazione e un qualche approfondimento al riguardo di un tale importante fenomeno da considerare sembrerebbero dovuti dagli estensori della guida agli utenti della stessa. Al contrario tutti i punti oscuri della applicazione della norma rimangono sempre tali e mi coglie il dubbio che si contino nelle dita della mano coloro che sono in grado di utilizzarla compiutamente con cognizione di causa.

In effetti l’utilizzo del termine “coefficiente di utilizzazione” per la determinazione della corrente Inc ( corrente nominale del circuito dello scomparto ) non pare sia suggerito dalla norma. In effetti ciò che deve essere stabilito dal costruttore dell’apparecchiatura sono le correnti nominali Inc dei circuiti che devono risultare maggiori delle corrispondenti IB stabilite dal progettista. Inoltre il progettista dell’impianto deve stabilire la portata del cavo che costituisce il circuito e indicare la regolazione del dispositivo di protezione.  Dal canto suo il costruttore dell’apparecchiatura, tenendo conto del declassamento dell’interruttore sulla base della posizione dallo stesso occupata e del regime termico che si stabilisce nella condizione più gravosa prevista dalla norma, deve garantire che l’interruttore possa presentare una corrente regolata, Ind, dopo il declassamento, tale da soddisfare la condizione Inc  ≥ Ind.

Di tutto questo insieme di condizioni, che risulterebbe di grande interesse per l’utente della norma non ho al momento ancora colto traccia nella guida. Troppo difficile affrontare il problema ?

Ho dimostrato che l’allegato E della guida risulta ben poco curato, pecca di grande superficialità e sfugge al confronto con le questioni più importanti e doverosamente da approfondire.

Un documento ufficiale pubblicato dal Comitato Elettrotecnico Italiano non può presentarsi nelle condizioni che abbiamo descritto. Sembra che alcune guide siano pubblicate senza che nessun esperto le controlli prima della loro pubblicazione in inchiesta pubblica sia per quanto riguarda la forma che i contenuti. Una tale situazione è molto grave. Potrebbe in futuro accadere che nessun commentatore/osservatore esterno ponga osservazioni e che il documento, che ho esaminato, sia pubblicato definitivamente come guida ufficiale CEI con tutte le gravi imperfezioni e con tutti gli errori, più o meno gravi, che ho esposto.

Inammissibile !!
Può essere che  a chi scrive scappino sviste ed anche errori, ma non può essere che questi non siano poi segnalati e corretti, almeno per la maggior parte.

lunedì 13 ottobre 2014

Guida CEI 11-35, esecuzione cabine elettriche MT/BT, UN ERRORE ?



Abbiamo ravvisato un possibile errore nella Guida CEI 11-35 sulla esecuzione delle cabine elettriche MT/BT. Si trovano le relative osservazione al seguente indirizzo:

http://giancarlotedeschi.blogspot.no/2014/10/nuovo-testo-guida-cei-11-35-esecuzione.html.
Inoltre ci si chiede, se quanto ravvisato corrisponde al vero:  qualcuno controlla i testi delle norme prima di pubblicarli ??? Ce lo aspetteremmo vista l'autorevolezza di cui godono !!

mercoledì 31 luglio 2013

Protezione dai contatti indiretti a valle degli azionamenti con inverter

Da molti anni ormai si utilizzano inverter per il controllo dei motori asincroni.
Si legge spesso che la protezione dai contatti indiretti anche nel caso di sistemi TN debba effettuarsi installando interruttori differenziali di tipo B o F.
In numerose importanti realtà industriali l'adozione di una simile cautela risulta molto costosa, in quanto molto alto è il numero degli azionamenti in uso controllati da inverter.
Sicuramente l'adozione di una tale misura di  sicurezza risolve alla radice il problema.
Visti i costi connessi con l'azione suggerita, è legittimo e doveroso chiederci se non sia il caso di valutare in maniera più approfondita il rischio da elottrocuzione per le persone a seguito di un guasto a massa in ambito industriale ( sistemi TN ).
Forse il rischio è inferiore a quanto non si possa nell'immediato considerare.
Una mirata valutazione di tale rischio sarà oggetto in un prossimo futuro della nostra attenzione.
Restiamo in attesa dai colleghi di osservazioni/contributi.

mercoledì 13 febbraio 2013

Art. 2236 codice civile e norme CEI

Può applicarsi l'art. 2236 del codice civile nel caso che il progettista e l'installatore siano chiamati a rispondere della  situazione sotto descritta ?
1) gli interruttori automatici posti a protezione dei circuiti a valle di importanti trasformatori MT/BT sono abilitati a interrompere correnti corto circuito il cui cosfi sia superiore o uguale a 0,2;
2) gli importanti trasformatori, di cui sopra, presentano un cosfi sensibilmente più basso a 0,2;
3) l'impianto a monte dei trasformatori e i collegamenti in cavo a valle al Power Center se prossimo ai trasformatori non sono in grado di modificare favorevolmenmte il cosfi;
4) gli interruttori e i quadri elettrici sono in tal caso usati impropriamente e il loro utilizzo non risponde alla regola d'arte vigente in materia di sicurezza e può essere contestato.
Si ricorda che:
a) le norme tecniche non affrontano il problema; i normatori, a nostro avviso, a conoscenza del problema non si sono curati e non si curano di dare risposte ai progettisti e agli installatori;
b) i costruttori, spesso contemporaneamente di trasformatori e di interruttori automatici, rispondono che più che seguire le norme pertinenti non possono fare.

E' chiaro che il costruttore degli interruttori non si assume nessuna responsabilità sull'uso degli interruttori dallo stesso costruiti in impianti il cui cosfi risulti inferiore a 0,2 ( la maggioranza dei casi per trasformatori importanti, da 1000 kVA in su ).
In una simile situazione il progettista può essere accusato nella  forma e nella sostanza, come detto, di aver realizzato un impianto che non risponde alla regola d'arte.
Può in tal caso il progettista o l'installatore avvalersi a proprio difesa dell'art. 2236 del codice civile ?
Tale articolo recita : "ATTENUAZIONE DELLA RESPONSABILITA' PER SOLUZIONE DI PROBLEMI TECNICI DI PARTICOLARE DIFFICOLTA'   Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o colpa grave."
Può in tal caso il progettista o l'installatore soccombente rivalersi nei confronti del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano, o dei costruttori di apparecchi e componenti, se cone si può supporre questi sono al corrente del problema e nulla fanno per risolverlo.

venerdì 25 gennaio 2013

Protezione contro i fulmini di impianti PV

Scadono il 31 gennaio 2013 i termini dell'inchiesta pubblica del progetto di norma CEI C1112, di competenza del Comitato Tecnico 81, il cui titolo è "Protezione contro i fulmini di impianti fotovoltaici".
La guida CEI 82-25, Guida alla realizzazione di sistemi di generazione fotovoltaica collegati alle reti elettriche di Media e Bassa Tensione, pubblicata 2010-09, da pag. 59 a pag. 63  nel paragrafo 9.2 tratta la protezione da sovratensioni.
La sezione 7 della norma CEI 64-8, al paragrafo 712 tratta dei "Sistemi fotovoltaici  ( PV ) di alimentazione". Al punto 712.444 si tratta della "Protezione contro le interferenze elettromagnetiche ( EMI ) negli edifici".
E' lecito il dubbio per il povero tecnico:  se in troppi ci mettono le mani, ne può uscire la solita confusione, a spese del progettista che per organizzare e conciliare i disposti normativi deve spendere più soldi e perdere più tempo.
Qualche commento tanto per cominciare.
Perchè il punto 9.2 della norma CEI 82-25 si intitola "le protezioni da sovratensioni" e poi si occupa solo di sovratensioni dovute ai fulmini? Questa osservazione non è banale e avremo modo di considerarne in altre circostanze alcune implicazione che non giovano all'obiettivo di garantire la sicurezza, cui la norma tecnica ambisce.
Perchè la norma CEI 64-8 si occupa di "interferenze elettromagnetiche ( EMI)" e non si riferisce come le altre norme ai fulmini, visto anche che nell'unico articolo sottoriportato  ( art. 712.444. 4.4 ) si riferisce a tensioni indotte dai fulmini ?
Perchè il punto 712.444 riguarda solo gli edifici? La sezione 712 della norma  CEI 64-8 non si applicain generale a tutti i tipi di impianti fotovoltaici?  Perchè si usa la dizione "negli edifici" ? Non sarebbe in ogni caso più appropriato eventualmente usare la dizione "sugli edifici"?
Si potrebbe inoltre dimostrare, al contrario di quanto sembra di capire dalla lettura dell'articolo predetto ( art. 712.444. 4.4 ), che se anche "la superficie di tutti gli anelli formati dalle condutture" fosse molto grande, le tensioni indotte da fulmini potrebbero risultare ridotte al minimo.  C'è un errore a nostro avviso nell'enunciazione dell'articolo. E' abbastanza facile individuarlo. Non dovrebbe accadere che un testo normativo ufficiale possa incappare in errori abbastanza evidenti, come quello che riteniamo di aver notato. 
Forse ancora una volta si dimostra che non esiste un controllo di qualità del prodotto normativo all'altezza della situazione, come invece noi ci aspetteremmo e che il Comitato Elettrotecnico Italiano, CEI, dovrebbe assolutamente garantire.




venerdì 8 giugno 2012

Terremoti, fulmini, sicurezza e valutazione del rischio

E' evidente che le mappe che indicano il grado di sismicità dei luoghi in Italia devono essere aggiornate.
E' di gran moda oggi nelle aziende la valutazione del rischio dovuto alle fulminazioni dirette e indirette.
Mi riferisco principalmente al rischio per la salute e la vita delle persone.
La norma tecnica del Comitato Elettrotecnico Italiano ( CEI ) oggi in vigore, che informa sulla frequenza dei fulmini a terra in Italia da considerare per ottenere la corrispondente valutazione quantitativa del rischio è molto datata.
Mi risulta invece che il SIRF disponga da molti anni ormai di dati relativi alla  frequenza dei fulmini a terra in Italia molto aggiornati e ben più affiodabili.
Da tecnico ritengo che dovrebbero essere diffusi i nuovi dati anche solo per garantire una maggior sicurezza per la salute e la vita delle persone, visto che la norma tecnica da applicare consente di determinare le cautele da adottare per ridurre il conseguente rischio a valori accettabili.
D'altro canto i nuovi dati se da riferire a frequenze dei fulmini a terra inferiori consentirebbero ai nostri imprenditori e in genere ai cittadini di risparmiare investimenti in tempi di grave crisi.
Come mai dati così importanti non sono messi a disposizione della comunità ?
E' evidente che non è così che si raggiunge l'obiettivo di una maggior sicurezza. Le risorse, già modestissime, dovrebbero trovare impiego dove i rischi sono più elevati.
Chiedo ragione a chi dovere della situazione che ho descritto.
Chiedo conforto ai colleghi.

lunedì 4 luglio 2011

Interruttori e cosfi. Un contributo alla sicurezza elettrica. Invito al CEI

Ritengo che sul problema, che attiene alla sicurezza elettrica, per il quale accade sempre più frequentemente che nella progettazione e nella realiozzazione degli impianti elettrici di potenza si scelgano gli interruttori automatici senza tener conto del cosfi, cui il potere di interruzione va riferito, non sia stato fatto da chi di dovere quanto possibile per escludere errori di progettazione in qualche misura "nascosti ".
Per i progettisti più attenti scrivo appena sotto il link che consente di leggere la lettera che il prof. Giuseppe Parise ( Università La Sapienza di Roma ) scrisse al Direttore della rivista AEIT presso la quale nel lontano 1999 sollevai il problema: http://www.angelfire.com/al/CommissioneElettrica/letaeicei.html
Cosa costava ai normatori aggiungere nella norma CEI 64-8 un comma di attenzione sul problema ed evitare così che centinaia di impianti, se non di più, risultassero non a regola d'arte e in qualche modo pericolosi? Trovo che il comportamento degli esperti normatori del CEI non risponda alle attese, se si ritiene, come il buon senso a tutti suggerisce, che essi debbano adoperarsi al massimo perchè gli impianti da realizzare risultino sicuri.
Forse aggiungere un solo comma alla norma CEI 64-8, che imponesse di verificare il cosfi nella scelta degli interruttori automatici a protezione dei circuiti, sarebbe stato troppo faticoso e/o difficile? Non trovo invero giustificazione a tanta ignavia.
Ammettere praticamente un errore non sarebbe stata comunque la fine del mondo!
Non vogliamo ancor oggi aiutare i progettisti meno preparati?
Non vogliamo proprio aiutare gli installatori e i reparti manutentivi delle fabbriche, che ogni qual volta aggiungono interruttori non idonei all'interno di quadri elettrici, senza il richiesto progetto di un professionista abilitato, li scelgono di prestazioni pari a quelle degli interruttori già installati, assumendosi in proprio la gran parte della resonsabilità, ignorando il pericolo?
Cosa costa rendere palese il rischio ?

giovedì 9 giugno 2011

Norma CEI 11-35, ed. ottobre 1996. Un grave errore ?

Ho letto per lavoro nella norma CEI 11-35 ( ottobre 1996 ), “Guida all’esecuzione delle cabine elettriche d’utente”, a pag. 15, quanto segue: “ 5.1.2 L’ubicazione in zone con pericolo di esplosione o a rischio di incendio è permesso solo per cabine pressurizzate in accordo alle norme CEI 64-2, Capitolo 8, Guida CEI 31-25, CEI 64-8 Sez. 751 “.
Non mi riesce di capire il nesso tra le cabine pressurizzate e le zone a rischio di incendio in cui la cabina dovrebbe essere installata.
Propongo le seguenti osservazioni:
1) installare una cabina MT/BT in zone con pericolo di esplosione riguarda certo casi specialissimi, si può capire il cenno che la guida dedica a tale particolare situazione;
2) non conosciamo invece i luoghi “a rischio di incendio “: sono forse quelli “a maggior rischio in caso di incendio”, di cui appunto tratta la richiamata nel testo sezione 751 della norma CEI 64-8; tali due termini sono molto diversi tra loro e a rigore rendono conto di due situazioni notevolmente diverse; cosa intendeva veramente il normatore ? Il cenno alla sezione 751 della norma CEI 64-8 fa intendere che l’esperto normatore si sia sbagliato;
3) la sezione 751 della norma CEI 64-8 tratta di edifici frequentati dal pubblico, di costruzioni in materiale combustibile, come legno, e soprattutto di compartimenti in edifici che dal punto di vista antincendio sono superiori o uguali alla classe 30: resta comunque una grande differenza tra “zona a rischio di incendio” e “luoghi a maggior rischio in caso di incendio”.
Personalmente ritengo che una cabina MT/BT si possa installare in luoghi a maggior rischio in caso di incendio rispettando alcune regole di buon senso. Mi risulta meno comprensibile la facoltà di installare una cabina MT/BT pressurizzata nel bel mezzo di consistenti quantità di materiale combustibile.
Spero che qualche lettore mi possa aiutare ad interpretare al meglio l’articolo della norma che ho citato.
Se ho ragione a lamentarmi e se è vero che non si può essere esperti di tutto e che qualche errore può scappare, è inammissibile però che i documenti che ci vengono proposti a così alto livello, con costi notevoli, non siano almeno riletti da altri esperti in grado di correggere quelle sviste in cui inevitabilmente si può incappare.
E' uscita la nuova edizione ? L'errore è stato almeno corretto?

lunedì 30 maggio 2011

Le norme CEI, la trasparenza e la partecipazione. Possiamo migliorare !

Scorrendo un articolo della rivista AEIT ( 2006 ) sui riferimenti normativi ( CS, Consensus Standard ) presenti negli Stati Uniti in materia di protezione dall'arco elettrico, ho letto quanto segue: " .... La scrittura dei CS è affidata a gruppi di lavoro d'eccellenza di specialisti volontari ( spesso di ambiente accademico ), e i pricipi che ne caratterizzano il processo di approvazione sono la possibilità di partecipare allo sviluppo per tutti i portatori di interesse che in qualche modo sono coinvolti dall'applicazione dello standard stesso, la trasparenza nello sviluppo ( tutte le fasi di elaborazione sono pubbliche e sono disponibili a tutti le memorie dei lavori dei comitati tecnici), il consenso ( l'approvazione, seppur non unanime, deve avvenire con una larghissima maggioranza ) e infine un processo scritto di revisione volto ad evidenziarne eventuali debolezze."
A mio parere quanto sembra avvenire negli Stati Uniti è molto diverso da quanto avviene in Italia. Certamente vige in America un iter molto più formativo per tutti quei tecnici che amassero approfondire i fondamenti dell'ottenimento senza sprechi della sicurezza.
Perchè non si può promuovere anche in Italia qualcosa di simile ??