giovedì 24 marzo 2011

IL POTERE DI INTERRUZIONE E IL COSFI. Norma Cei En 60947-2, CEI 64-8

Sul problema nel passato e anche di recente da noi sollevato relativamente all'utilizzo insicuro degli interruttori automatici quando soggetti a correnti di corto circuito con cosfi inferiori a quelli di targa, come di regola avviene a valle dei trasformatori di media e alta potenza nelle cabine di trasformazione, abbiamo ricevuto una cortese risposta dal Comitato Elettrotecnico Italiano.
Vi proponiamo pari pari il testo della parte principale della risposta:

"...........; per la risposta sono stati interpellati esperti del Comitato Tecnico per le norme degli impianti elettrici utilizzatori, nonché esperti appartenenti ad aziende costruttrici di interruttori. Per avere un quadro completo il più completo possibile della situazione è stata consultata anche la Norma CEI EN 50160 “Caratteristiche della tensione fornita dalle reti pubbliche di distribuzione dell’energia elettrica”, pensando che in questa norma fossero indicati elementi utili per una risposta. Purtroppo da questo punto di vista non è emerso nulla di significativo.
Dopo questa doverosa premessa la informiamo che non è possibile affermare la rispondenza o meno alla regola dell’arte di un impianto elettrico che risponde alle caratteristiche indicate nel suo quesito, tuttavia, per valori di cosfì inferiori a 0,2 (per esempio 0,15) è necessario interpellare il costruttore del dispositivo di protezione utilizzato. La Norma CEI EN 60947-2 tiene conto come dato di riferimento del cosfì, il valore di 0,2. ................... ".


Credo che molte siano le riflessioni che possiamo trarre dalla risposta, che abbiamo ricevuto dagli esperti del CEI, che al di là dei contenuti ben poco tranquillizzati, ci sentiamo in dovere di ringraziare.
Certamente ci sarà in un prossimo futuro ragione di risentirci per gli opportuni/doverosi approfondimenti.
Aspettiamo contributi.

mercoledì 9 marzo 2011

Norma CEI 64-8, scelta del potere di interruzione

Sulla questione della scelta del potere di interruzione degli interruttori automatici in relazione al fattore di potenza del circuito abbiamo rivolto una precisa domanda al Comitato Elettrotecnico Italiano e siamo in attesa da mesi ormai di una risposta chiarificatrice.
Ricordiamo che il prof. Vito Carrescia nel suo testo Elettrquesiti 2, afferma : “ …. Nella scelta del dispositivo di protezione contro corto circuito si può pertanto prescindere dal fattore di potenza, a meno che non si abbiano validi motivi per ritenere che il fattore di potenza nel caso specifico sia inferiore a quello assunto nelle norme. ……”.
Ora la constatazione che tutti i trasformatori di potenza MT/BT del tipo a perdite ridotte presentano un cosfi inferiore a quello, per cui gli interruttori di potere di interruzione apparentemente/convenzionalmente adeguato sono abilitati, costituisce un valido motivo per non prescindere dallo stesso nella scelta del potere di interruzione degli interruttori di protezione automatici?
Io penso di sì. E voi ?

sabato 22 gennaio 2011

Norma CEI 64-8 - Scelta degli interruttori in base al potere di interruzione



La Norma CEI 64-8 e la scelta del potere di interruzione degli interruttori automatici

A proposito della scelta degli interruttori automatici in relazione al loro potere di interruzione e al relativo cosfi, cui riferirlo, come anche al relativo potere di chiusura a complemento di quanto già riportato nei miei blog ( buco nella norma CEI 64-8 ) allego la mia lettera inviata alla rivista AEI nell’anno 1998 e la corrispondente risposta dell’allora Segretario Generale Antonio Alberici. >Ho trovato il tempo e mi son fatto coraggio.
A distanza di più di un decennio nessuno si è mosso a risolvere il problema ! Come è possibile ? Se scoppia un interruttore scelto inappropriatamente di chi la colpa ? La risposta del Segretario Generale del CEI in tema di responsabilità per progettisti e installatori mi sembra chiara.
Comunque la risposta del Segretario Generale del CEI a mio avviso meriterebbe un commento sotto diversi aspetti. Conto di farlo prima possibile,in quanto da un sì alto pulpito mi sarei aspettato qualcosa di più appropriato sia in relazione all'obiettivo generale che le norme tecniche perseguono sia nel merito specifico della questione.
Nel frattempo Vi invito a leggerne il testo.

venerdì 7 gennaio 2011

CORRENTE OMOPOLARE IN ANELLO DI MT SENZA GUASTO

Si può manifestare una componente omopolare di corrente in un ramo di un sistema trifase ad anello di MT che alimenta uno stabilimento ?
Non abbiamo mai associato tale componente ad una situazione di assenza di:
1) un quarto filo ( neutro o conduttore di terra ) o di ritorno via terra di tale corrente;
2) di una situazione di guasto.
Sembra invece che tale componente possa manifestarsi nei rami dell'anello di un distributore di energia elettrica di MT di un impianto industriale in situazioni di circuito sano e in presenza di particolari dissimmetrie, non improbabili, delle impedenze dei diversi rami componenti l'anello.
Auspichiamo che la guida CEI 11-35 consideri in futuro anche questo aspetto, che se non conosciuto può creare grossi guai alle aziende, il cui fermo non programmato presenta costi altissimi, se non anche rischi ancor più importanti.
Sul BLOG DELL'ING. TEDESCHI GIANCARLO due post ( dic.2010 - gennaio 2011 )hanno affrontato il caso.
Aspettiamo contributi.

venerdì 17 dicembre 2010

Norma CEI 81-10/2-Cos'è il rischio accettabile.

Norma CEI 81-10/2, cos’è il rischio accettabile?
Avete presente lo 0,00001, che esprime il rischio accettabile nella norma CEI 81-10/2 sulla protezione contro i fulmini. Ebbene credo di aver letto su una rivista ( finalmente !) come tale valore possa trovare una qualche giustificazione. Se qualcuno fosse interessato a conoscere tali giustificazioni, me lo faccia sapere, potrei provare ad esporle. D’altra parte se qualcuno sa da dove il predetto valore (10-5 ) prende sostanza, lo pregherei di farmelo conoscere: lo confronterei con quanto ho letto da poco sul numero di ottobre della rivista AEIT.

mercoledì 17 novembre 2010

Norma CEI 81-10/2 - EQUILIBRATA ??

La norma CEI 81-10 fa della probabilità del manifestarsi degli eventi un fondamento del suo contenuto.
Per la verifica della necessità della protezione o meno dalle scariche atmosferiche per un edificio la norma CEI 81-10/2 chiede di default di mettere in conto il rischio di incendio dovuto ai fulmini che possono colpire la linea di alimentazione dello stesso edificio per la lunghezza di un kilometro. Tale contributo si propone come determinante (! ) per il risultato della verifica.
Nel mio vecchio testo di impianti elettrici del prof. A. Paolucci si legge che il raggio di azione delle linee di BT era di alcune centinaia di metri. Oggi non so con precisione se sia aumentato e di quanto. Ritengo comunque per evidenti ragioni tecniche che dorsali di alimentazione lunghe un kilometro costituiscano una eccezione.
Trovo ingiusto che la norma tecnica condizioni pesantemente in mancanza di difficili approfondimenti il risultato della verifica che il tecnico deve condurre per decidere o meno la necessità di costosi interventi, dando grave testimonianza di dimenticare completamente il carattere probabilistico cui la norma più di ogni altra norma tecnica si ispira.
In questo modo si fanno poco gli interessi dei cittadini e molto quelli dei costruttori/fornitori di dispositivi e di impianti esterni di protezione.
Brilla il ruolo del Comitato Elettrotecnico Italiano CEI in questa circostanza in quanto a garanzie di sicurezza dei cittadini: sicurezza ad ogni costo sempre e comunque !!

lunedì 1 novembre 2010

Un buco nella norma CEI 64-8 sul potere di interruzione

Abbiamo già accennato al problema impensabile che il tecnico deve affrontare ogni qual volta deve progettare un quadro elettrico importante a valle di trasformatori di grande potenza. Il buon senso suggerisce che noi progettisti dovremmo essere autorizzati a pensare che dovrebbero essere gli stessi costruttori di apparecchi così importanti e costosi come gli interruttori automatici scatolati a preoccuparsi di venderci prodotti utilizzabili in tutta sicurezza a valle degli ordinari trasformatori di potenza che sono in commercio.
Ad esempio un trasformatore da 1250 kVA con perdite nel rame pari a 14400 W con vcc pari al 6,22 % presenta un cosfi naturale inferiore a 0,2. Il potere apertura, come quello di chiusura, degli interruttori con potere di interruzione superiore a 50 kA è invece da riferire per norma ad un cosfi della corrente di corto circuito pari a 0,2 e non inferiore. Pertanto l’installazione di interruttori presenti in commercio con potere di interruzione anche superiore a 50 kA nei quadri a valle di un tale trasformatore, normalmente in commercio, non rispetta la regola d'arte. Tale installazione non è sicura.
I costruttori non affrontano tale problema, tantomeno lo richiamano. Lasciano al progettista e all’installatore, spesso inconsapevoli del problema, l’ingrato compito di dimostrare che l’applicazione risponde alla regola d’arte.
Ciò non mi sembra giusto e chiedo ai colleghi di adoperarsi per modificare lo stato delle cose.
Già nel 1999 ( n. 2 febbraio ) sollevai il problema con una lettera alla redazione della autorevole rivista AEI (Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana). La risposta, che mi diede l’allora Segretario del CEI, non ho neanche il coraggio di presentarvela. Lo farò, se lo troverò, alla prossima occasione.
Comunque posso informare i colleghi che una primaria azienda costruttrice di interruttori interpellata in questi giorni sulla questione ha risposto che ci si deve in pratica arrangiare.
Dobbiamo prendere atto che non c'è a distanza di dieci anni da una nostra segnalazione ufficiale un minimo cenno di riscontro a voler migliorare la situazione. Ribadisco che, a giudicare secondo gli ordinari criteri di valutazione del rischio, non resta che osservare come senza alcuna giustificazione gli organi competenti ( CEI, AEI, costruttori, .... ) si disinteressano praticamente della sicurezza in generale e dei gravi disagi, in cui versano e si lasciano affogare i progettisti e gli installatori.