Pare che secondo la norma tecnica applicabile un quadro elettrico non provato al cortocircuito possa essere installato
a) quando la corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione è minore di 10 kA,
oppure
b) quando
ha in ingresso un dispositivo di protezione che limita a 17 kA la corrente di
picco in corrispondenza del suo potere di interruzione o in corrispondenza
della corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione,
oppure
c) quando
è installato a monte del quadro un dispositivo di protezione in grado di
limitare a 17 kA la corrente di picco della corrente di cortocircuito presunta
nel punto di installazione.
A me sembra errata questa
formulazione in quanto le due condizioni a) e b) o a) e c) devono essere
soddisfatte contemporaneamente. Almeno se vogliamo dare una giustificazione
tecnica alla disposizione normativa. Ciò in quanto spesso non vale la regola
che, quando la corrente di cortocircuito è pari a 10 kA, la corrente di picco
corrispondente è inferiore a 17 kA. Ciò è vero solo se il fattore della corrente di cortocircuito è inferiore o uguale a 0,5. Ricordo che 0,5 è
il valore del fattore di potenza convenzionale con cui vengono testati gli
interruttori automatici di protezione per determinarne il potere di
interruzione per la classe di potere di interruzione fino a 10 kA. La realtà impiantistica non rispetta certo questa convenzione.
E’ significativo al fine di dare
ragione alla mia non trascurabile affermazione esaminare con attenzione il caso descritto nell’allegato
C della guida CEI 121-5 in vigore. Esso descrive un quadro con In pari a 630 A, per il quale la guida non prevede, a mio avviso erroneamente, la necessità di
eseguire le prove di corto circuito. Faremo questo esame prossimamente e dimostreremo come l'esempio possa risultare fuorviante per gli utenti della norma e della guida.